|
|
Le nuove frontiere della fotografia subacquea
Nei concorsi è sleale la concorrenza del digitale? Con la diffusione della tecnica e dell'elaborazione elettronica è sempre più frequente vedere immagini che poco hanno a che fare con quelle originali. Le modifiche possono andare da qualche semplice ritocco del colore all'insieme di più soggetti diversi, che nulla hanno in comune tra loro. Non ci sarebbe niente di male se non si perdesse il contatto con la realtà e se le foto analogiche fossero valutate a parte. "Nuove immagini a tavolino" era il titolo di una rubrica di fotografia subacquea, pubblicata nel numero 137 di SUB (ottobre 1996), che spiegava come esaminare le immagini realizzate per una loro approfondita valutazione: un sistema utilizzato da molti fotografi per selezionare con senso critico le proprie opere, individuare ed evidenziare eventuali errori e imperfezioni, in modo da evitare di ripeterli, e per migliorarsi con nuovi e più efficaci schemi compositivi. Un piano luminoso, una lente d'ingrandimento e qualche elemento riquadratore erano, e lo sono ancora per chi continua a usare la pellicola, i soli attrezzi necessari per individuare le correzioni da apportare alle immagini esaminate e verificare la possibilità di recuperare qualche fotogramma non perfettamente riuscito da affidare poi a un laboratorio fotografico specializzato nei ritocchi al fine di ottenere una nuova diapositiva. Con l'avvento del sistema digitale, lo stesso argomento affrontato allora si ripropone oggi con possibilità operative molto più vaste da parte del fotografo, il quale può intervenire autonomamente in una fase successiva e ben distinta da quella dello scatto e continuare, in pratica, il lavoro iniziato 
| 
Dall'immagine originale dei platax sono stati tolti 3 pesci per ottenere una forma che sembra incorniciare il sub | sott'acqua. Come? Completandolo, correggendolo e addirittura modificandolo, per cimentarsi, infine, in vere e proprie esercitazioni di creatività. Un lavoro del genere può essere fatto direttamente con il computer di casa da chi è capace di utilizzare un programma adeguato allo scopo, oppure affidato a qualche laboratorio che lo sappia fare. In sostanza, è possibile trasformare un'immagine contenuta nella memoria della scheda elettronica della fotocamera digitale, o nel file di una diapositiva scannerizzata, intervenendo, per esempio, sulla luminosità e sui cromatismi, attenuando la tonalità e l'intensità dei colori e, ancora, modificando il contrasto per migliorare la nitidezza. E non solo: è persino possibile eliminare dall'inquadratura uno o più soggetti e cambiarne la posizione all'interno del campo ripreso. E, per finire, si può persino costruire una nuova foto utilizzando soggetti e situazioni contenuti in due o tre fotogrammi differenti e uniti in un'unica immagine. Insomma, oggi è proprio vero che le possibilità consentite dall'elaborazione elettronica delle foto digitali sono quasi illimitate. Ne sono un esempio alcune delle recenti immagini apparse sulla copertina della nostra rivista in occasione del ritrovamento di relitti particolarmente importanti. Il fenomeno si sta diffondendo a tal punto che credo valga la pena di fare una breve considerazione sui concorsi fotografici e sulle problematiche che nascono quando, tra le immagini presentate dai vari concorrenti se ne riconoscono alcune che potrebbero essere state manipolate con il computer. In un  |  | 
I pagliaccio contenuti nelle immagini originali sono stati spostasi nell'attinia dell'immagine finale | concorso come quello di Antibes, in cui il regolamento non vieta esplicitamente di partecipare con questo tipo di foto, una giuria si può trovare perlomeno in difficoltà nel formulare una valutazione che non può essere omogenea e mettere sullo stesso piano opere elaborate e create con il computer e opere realizzate con un unico scatto estemporaneo. Tanto più che, a questo punto, potrebbero insorgere dubbi pure su foto fatte con il solito metodo analogico ma ritenute un po' fuori dalla norma, e quindi ancora più pregevoli: chi ci potrebbe assicurare che non siano anch'esse frutto di un intervento di trasformazione molto importante? Non sono pochi gli autori, in Italia e all'estero, che si aiutano con il computer, e non solo per riquadrare l'immagine, eliminare qualche elemento di disturbo o per fare una leggera variazione dei cromatismi. E non sempre questi interventi portano buoni risultati. Proprio nell'ultimo Festival di Antibes, il presidente di giuria della sezione delle stampe a colori, commentando al pubblico presente alle premiazioni il risultato del primo e del secondo classificato, ha spiegato che i giurati si erano espressi a favore di due foto tradizionali, chiaramente realizzate in "primo scatto", perché altre immagini esteticamente ben riuscite mostravano un "lifting" ritenuto eccessivo. Penso che in questo momento la fotosub stia attraversando un momento di assestamento e che una volta che il digitale si sarà definitivamente imposto tutti gli inconvenienti e le incomprensioni spariranno, perché una cosa è certa: al di là delle obiezioni, delle perplessità e dei pareri diversi, che ognuno di noi si sente di esprimere, l'evoluzione tecnologica non può essere fermata. Starà a noi, pertanto, impadronircene e darle regole nuove, che permettano a tutti di competere con le medesime chance. Qui proponiamo alcuni esempi di interventi mirati alla modifica del cromatismo e al miglioramento dell'aspetto estetico, dove i punti di riferimento vengono suggeriti dagli elementi fondamentali della composizione dell'immagine, un argomento che, come ricorderete, abbiamo trattato proprio nell'ultimo numero di questa stessa rubrica. In una prossima occasione, proveremo a immaginare anche interventi più radicali, finalizzati alla costruzione di immagini totalmente nuove, che poco hanno a che fare con quelle originali. Testo e foto di Pierfranco Dilenge Tratto dalla Rivista di Aprile 2006 (n.247)
Pubblicato il: 30 Maggio 2006 Letto 1245 volte
|
|
|