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Importanti cambiamenti in casa Scubapro
Gli stessi prodotti per tutti e un'unica comunicazione a livello internazionale, con il mondo diviso in cinque grandi aree commerciali: ecco la nuova struttura dell'azienda, che si ripropone più battagliera che mai. Ne abbiamo parlato con Elisabetta Manzi, Global Division Marketing Director che dallo scorso mese di settembre è entrata a far parte del Gruppo. 
Elisabetta Manzi, Global Division Marketing Director di Scubapro | Ci riceve per spiegarci gli importanti cambiamenti avvenuti in Scubapro negli ultimi mesi. Elisabetta Manzi, Global Division Marketing Director, ricopre un ruolo importante all'interno dell'azienda. Prima di approdare in Scubapro ha lavorato cinque anni in Nike e sei nel settore delle automobili: tre in Chrisler e tre in Toyota. «Per me quello trascorso è stato il primo Eudi Show -racconta -, ed è stata una esperienza interessante. Ho trovato un pubblico molto eterogeneo: famiglie con bambini e tanti giovani, estremamente attenti e competenti, che ti pongono mille domande sui prodotti. Una bella confusione, insomma, con stand aperti dove si riesce a instaurare un contatto diretto con la gente. Un aspetto, questo, che manca alle fiere di tipo anglosassone».
Da quando lavora in Scubapro e di cosa si occupa? «Ho iniziato lo scorso mese di settembre e mi occupo di marketing, quindi delle campagne pubblicitarie, delle fiere, del sito internet, degli eventi speciali, e lavoro anche sulla parte strategica del prodotto; in pratica si valutano l'aspetto estetico, il target a cui si mira, i prezzi». Un ruolo che prima non esisteva in Scubapro... «Esattamente. Infatti, è cambiata l'intera struttura organizzativa. Prima, i singoli uffici nei vari paesi agivano in autonomia, gestivano dalle campagne pubblicitarie agli eventi senza un coordinamento centrale. Al punto che il logo della Scubapro lo si trovava scritto in mille colori diversi, con caratteri differenti a seconda della nazione in cui si operava. Tutto questo non si addice a una grande azienda. Così siamo intervenuti dividendo il mondo in cinque grandi aree. L'Europa, ad esempio, va dalla Russia al Sudafrica e ha un unico quartier generale, ad Antibes, in Francia. In questo modo, tutto è stato uniformato a livello mondiale, dalle campagne pubblicitarie ai prodotti». Questo non potrebbe creare problemi nei singoli paesi, che hanno, magari, esigenze diverse? «No, lo dimostra il fatto che colossi come la Nike o l'Adidas hanno preso questa strada da tempo. Importante è privilegiare gli aspetti comuni, non le differenze. E lavorare su quelli. Poi, naturalmente, si interverrà sui casi specifici, come le taglie delle mute, che in Giappone, per esempio, sono diverse rispetto a quelle degli Stati Uniti. Ma per il resto, tutto viene uniformato, con un'unica immagine, mirata a rafforzare il marchio». L'aspetto positivo e l'aspetto negativo che l'hanno colpita di questo ambiente? 
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| Elisabetta Manzi in Mar Rosso. Ha iniziato ad andare sott'acqua nel 2000. | «L'aspetto positivo è il grande coinvolgimento delle persone che lavorano nel settore; per la maggior parte sono appassionati, amano questo ambiente e si viene subito a creare un bel gruppo. Il punto debole è, invece, una certa lentezza a recepire i cambiamenti. Ci si fossilizza su determinate idee e diventa difficile prenderne in considerazione di nuove».I tre prodotti su cui Scubapro punta di più quest'anno? «Abbiamo in catalogo parecchie novità. Dovendo sceglierne tre, il computer Smart Z, la nuova linea di jacket, con quattro versioni che vanno dal principiante fino al subacqueo tecnico, e i nuovi erogatori, un settore nel quale Scubapro non è seconda a nessuno». La subacquea sta attraversando un momento delicato. Aziende, diving e negozi: qual è, secondo lei, l'anello debole della catena? «Se un settore soffre, ne risentono un po' tutti. Non credo che si possa attribuire colpe specifiche a uno piuttosto che all'altro. Ciò che comunque mi lascia perplessa è la distribuzione. Nella subacquea esistono ancora negozi "di tutto un po", spariti da tempo, invece, in altri settori. Quindi, vanno bene i negozi specializzati, dove l'utente è accudito, consigliato sugli acquisti, però ben venga la grande distribuzione, capace di far numeri e di far avvicinare tanta gente alla subacquea. La capacità di un'azienda come Scubapro è quella di saper gestire sapientemente entrambi i canali, fornendo prodotti mirati». Crede nella validità dei testimonial? «Sì, a patto che servano per far conoscere la subacquea fuori dal settore, altrimenti sono inutili. In Giappone, ad esempio, vive un italiano che è diventato famoso parlando e scrivendo in televisione e sui giornali del nostro Paese. Ebbene, questo personaggio, ormai molto noto, è anche un sub; Scubapro gli ha fornito le attrezzature, che sono comparse in varie foto e in diversi filmati. Ecco, questo è un esempio di testimonial che funziona». A livello europeo qual è il paese che sta facendo registrare il più alto tassa di crescita e quale quello che fatica maggiormente? «La Francia va bene. E' un ottimo mercato, che ha saputo differenziare al meglio la distribuzione e lavorare ottimamente con i diving center. Invece, stentano Italia e Germania, perché patiscono il non felice momento dell'economia. Entrando nello specifico, è importante che in Italia si cerchi di migliorare la distribuzione, mentre in Germania i sub hanno una certa reticenza a cambiare attrezzatura: per loro un erogatore di vent'anni prima è ancora al top!». I suoi hobby? «Mi piace leggere e cucinare, anche se il tempo è tiranno. Vado sott'acqua dal 2000 e appena posso faccio jogging». Testo di Luca Laudati Tratto dalla Rivista di Giugno 2006 (n.249)
Pubblicato il: 21 Luglio 2006 Letto 521 volte
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