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SDI-TDI: dalla ricreativa alla tecnica con divertimento
«Con l'affermazione anche in Italia della Scuba Diving International, - spiega il regional manager e famoso tech diver Aldo Ferrucci, - abbiamo dato la possibilità ai nostri istruttori di accompagnare gli allievi durante un lungo percorso formativo studiato in maniera da essere omogeneo in ogni sua parte e, soprattutto, accessibile a tutti» 
Aldo Ferrucci mentre si prepara per un'immersione con un rebreather | E' nata negli Stati Uniti nel 1999 in seguito alla forte richiesta degli istruttori TDI di tutto il mondo, che sentivano la necessità di una didattica ricreativa al passo con i tempi. Stiamo parlando di Scuba Diving International, meglio conosciuta come SDI, agenzia gemella di TDI e, come questa, orientata a fornire un iter didattico che preveda le tecniche e le procedure più innovative e aggiornate. Grazie ad Aldo Ferrucci, regional manager di SDI e TDI per l'Italia e la Svizzera, Scuba Diving International ha fatto il suo ingresso nel nostro Paese ben determinata a ritagliarsi un posto d'eccezione nel panorama subacqueo italiano. Quello di Aldo Ferrucci è un nome importante, da sempre legato alla pratica e all'insegnamento della subacquea tecnica e, da qualche tempo, anche al mondo dei rebreather. Cerchiamo di capire i motivi di questa scelta direttamente da lui.
Che cosa vi ha spinto a proporre una nuova didattica ricreativa? «Una domanda che ci è stata posta molte volte. In effetti, la subacquea sembrerebbe satura di agenzie di formazione che hanno, bene o male, tutte lo stesso percorso. Ma SDI è una didattica nuova solo in Italia, mentre in tutto il resto del mondo è ben conosciuta da parecchio tempo. Per quanto ci riguarda, dopo esserci concentrati per tre anni nello sviluppo di TDI, che si occupa di immersioni tecniche, sono stati i nostri stessi istruttori a chiederci di realizzare anche la parte ricreativa, in modo da fornire all'allievo una progressione didattica basata sulla stessa filosofia che da sempre accompagna TDI con grande successo». In pratica, la stessa cosa che è accaduta negli Usa quando SDI è stata formata. In cosa si differenzia SDI dalle altre agenzie didattiche? «Sì, anche da noi si è ripetuto quanto è successo negli Stati Uniti, così abbiamo deciso di rispondere a un'esigenza sempre più pressante degli istruttori, i quali troppo spesso sono costretti a materiali didattici obsoleti. La parola chiave di SDI è "semplicità": il percorso didattico e gli stessi manuali sono stati studiati in modo da essere facili e comprensibili soprattutto per chi comincia e non sa proprio niente. Ogni professionista che opera in ambito subacqueo sa 
| | | Le copertine dei tre manuali SDI | bene quanti siano gli aspiranti allievi che, spaventati dalle apparenti difficoltà dell'addestramento e da manuali pieni di paroloni incomprensibili, rinunciano ad andare sott'acqua, o addirittura smettono subito dopo avere conseguito il brevetto. Il nostro nuovo manuale Open Water è, invece, un esempio di come si possano presentare tutti gli argomenti indispensabili con grande chiarezza e semplicità, grazie anche a numerosi grafici e fotografie che spiegano i punti salienti dell'addestramento subacqueo in maniera stimolante e divertente».Quali sono le prerogative di SDI per facilitare l'approccio alla subacquea? «Un iter formativo e specifici materiali didattici che rendano la pratica della subacquea più flessibile, maggiormente accessibile e, soprattutto, focalizzata sulla necessità degli allievi di diventare autonomi. La soluzione è semplice ed efficace: analizzare ogni punto del percorso formativo e arrivare il prima possibile a toccare gli argomenti fondamentali, in modo da stimolare l'interesse dell'allievo e renderlo entusiasta di ciò che sta facendo. Inoltre, è fondamentale che il subacqueo utilizzi da subito gli strumenti che la moderna tecnologia gli mette a disposizione. Per questo motivo SDI è stata la prima didattica ricreativa a introdurre l'uso del computer subacqueo già nel corso di primo livello Open Water Scuba Diver». Che fine hanno fatto le tabelle? «Non le abbiamo certo dimenticate, è importante che l'allievo sappia leggere una tabella da immersione e applicarla, se necessario. Ma è importante ricordare che, non appena terminato il corso di primo livello, tutti corrono ad acquistare un computer da immersione. Fornendo i dati essenziali in tempo reale, il computer fa sì che il subacqueo si senta più tranquillo e libero di godersi la sua immersione. Inoltre, la presenza di allarmi visivi e sonori diminuisce notevolmente la possibilità di sbagliare. Non c'è, quindi, motivo di impedire agli allievi di avvalersi della tecnologia, così come non esiste ragione per cui l'allievo debba imparare autonomamente l'uso di uno strumento importante come il computer quando può disporre dell'esperienza e della competenza del suo istruttore SDI durante il corso». Quali sono i numeri di SDI nel mondo? «Ora che siamo presenti anche in Italia, SDI è presente in ben cinquantacinque paesi. L'importante affiliazione al WRSTC, avvenuta del 2004, è un riconoscimento fondamentale, che garantisce a ogni subacqueo SDI l'adeguamento a uno standard mondiale di sicurezza e la certezza di vedere riconosciuto il suo brevetto in ogni parte del mondo. Attualmente siamo la terza didattica mondiale per numero di certificazioni e parliamo di quasi undicimila istruttori in stato attivo in tutto il mondo. Oltre che avere un fattore di continuità didattica, il vantaggio per gli istruttori TDI/SDI è notevole anche in termini economici. Infatti, poiché le due didattiche sono, in pratica, una unica entità, il rinnovo annuale è uno solo e permette di insegnare sia i corsi ricreativi, dall'Open Water al Divemaster, sia i corsi tecnici, seguendo tutto il percorso di formazione di un allievo». Un bel vantaggio anche per il subacqueo che decide di proseguire nella sua formazione ... «Il fatto di non dover cambiare filosofia di immersione è innegabilmente il vantaggio maggiore. Troppo spesso ci dimentichiamo che la subacquea è divertimento e che la porzione di tempo più importante durante un corso è quella che si deve passare in acqua. La subacquea deve essere uno sport aperto a tutti, perciò il programma didattico deve essere divertente e appagante. Sono convinto che sia questo il segreto che, nonostante il momento difficile che sta passando la subacquea in generale, permetterà al nostro sport di diffondersi sempre di più». Testo di Silvia Serra Tratto dalla Rivista di Luglio 2006 (n.250)
Pubblicato il: 17 Ottobre 2006 Letto 313 volte
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