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SNSI: Massima efficienza a prezzi modici
Battagliero come sempre, Umberto Pepoli inizia una nuova avventura al timone della Snsi. E parla dei progetti e di come i diving dovrebbero adeguarsi al mercato offrendo un prodotto diversificato, magari dando la possibilità, a chi lo desidera, di immergersi autonomamente, senza cioè alcun accompagnatore, per usufruire della sola logistica. 
Umberto Pepoli si prepara ad un'immersione. | «Ricomincio da tre, - esordisce ridendo Umberto Pepoli. - Dopo Padi e Ssi, adesso inizio una nuova avventura con Snsi». Istrionico e combattivo come sempre, di buon umore, abbronzato, parla del futuro con ottimismo. Dal 15 gennaio scorso è uscito da Ssi ed è andato a ricoprire il ruolo di Ceo in Snsi. Una notizia che ha fatto scalpore nell'ambiente.
Umberto, quando è maturata questa decisione? «Occorre fare una premessa. Io non ho un buon carattere e se una situazione non mi piace non sono capace di stare zitto. E ultimamente in Ssi ho avuto modo di arrabbiarmi più volte con la casa madre, in America, per una serie di questioni che adesso è inutile elencare. Dico solo che non si possono pretendere roialty sempre più elevate dando poco o nulla in cambio. Così me ne sono andato». Una bella sfida... «Non la metterei in termini di sfida. Diciamo che quest'avventura con Snsi mi ha fornito nuovi stimoli, una rinnovata voglia di fare, che spero darà buoni risultati. D'altra parte, attualmente Snsi è al top in fatto di qualità, è una didattica completa, che spazia dal ricreativo al tecnico con materiali recentissimi». Novità in cantiere? 
I due nuovi manuali per i corsi tecnici SNSI Explorer Diver 1 e 2, che abilitano a scendere fino a 51 e fino a 72 metri. | «Sono diverse. E' stato inaugurato il College Snsi a Sharm el Sheick, in un'area di ben seicento metri quadrati all'interno dell'Hilton. Dispone di quattordici camere per gli ospiti, di un diving con un'aula didattica da quaranta posti e due aule da venti, nonché di una piscina profonda 3 metri. Naturalmente, la struttura è aperta a tutti gli istruttori, di tutte le didattiche e non solo della nostra, che hanno bisogno di un servizio completo: forniamo i gas, il supporto logistico e tutta l'assistenza che ci viene richiesta. Facciamo tutto meno che accompagnare i subacquei tecnici in immersione. «Ci sono, poi, i manuali per i nuovi corsi Explorer Diver 1 ed Explorer Diver 2, che abilitano a scendere fino a 51 metri di profondità il primo e fino a 72 metri di profondità il secondo. Sono previste due configurazioni, una leggera e una pesante: la prima ha un bibo dieci più dieci e un bombolino da sette litri per la deco; la seconda ha bombole più grosse e l'aggiunta di due o di tre bombole da fianco per le miscele».E' vero che sta cambiando il modo di andare sott'acqua? «Non tanto il modo, quanto l'approccio che la gente ha verso la subacquea. La vita è sempre più frenetica, il tempo a disposizione è sempre meno, così come i soldi. Due fattori di cui non si può non tenere conto. Quindi, per avere successo bisogna proporre prodotti validi a prezzi concorrenziali. E mai come in questi momenti bisogna garantire una qualità elevata. Ad esempio, Snsi è l'unica didattica a prevedere sei uscite in acque libere per il corso Open. Il motivo è semplice: terminato un corso, è fondamentale che il neo brevettato si senta sicuro, autonomo, altrimenti il rischio che abbandoni l'attività è elevatissimo. Con sei immersioni in acque libere pensiamo che l'allievo acquisisca una certa sicurezza nei propri mezzi, una sufficiente padronanza dell'attrezzatura per poter continuare nel suo cammino subacqueo. E poi bisognerebbe rivedere il rapporto tra i diving e i clienti». Come? «Intanto si potrebbero introdurre due fasce di utenti: quelli che preferiscono immergersi accompagnati da una guida, come accade prevalentemente adesso, e quelli che desiderano avere solo il supporto logistico poiché sono autosufficienti e non hanno bisogno dell'istruttore». Puoi spiegarti meglio? «E' tutto molto semplice. Già all'estero è una pratica diffusa. Se non mi interessa avere la guida, seguo ugualmente il briefing, poi, però, scendo in acqua per conto mio, assieme, naturalmente, al mio compagno d'immersione, dopo aver comunicato i tempi di fondo e le profondità che voglio osservare all'istruttore. In questo modo, usufruisco solo della logistica fra tutti i servizi offerti dal diving e risparmio quattrini. Noi lo facciamo già da qualche tempo a Sharm e funziona. «Poi c'è sempre la questione legata alla qualità dei servizi, che troppe volte non è sufficiente, con il risultato che la gente si infastidisce e abbandona. Servono diving in grado di garantire adeguate strutture di base, che tengano in considerazione pure le esigenze di chi accompagna i sub, moglie o fidanzata che sia. Capisco che fare tutto ciò non è semplice, che per riuscirci bisogna mettere mano al portafoglio, che la professionalità costa. Ma chi è oculato e sa investire viene sicuramente premiato». Il nitrox continua a riscuotere successo? «Direi di sì. Siamo stati i primi a crederci in passato e continuiamo a farlo. Lo ripeterò fino alla noia: perchè non usare una miscela più sicura dell'aria, che allontana i rischi dell'ebbrezza, affatica di meno chi l'adopera e non richiede attrezzature particolari?». Testo di Luca Laudati Tratto dalla Rivista di Aprile 2006 (n.247)
Pubblicato il: 08 Giugno 2006 Letto 896 volte
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