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Presentato a Sharm il Progetto Ste
Prenderà il via il primo gennaio del prossimo anno e, con la collaborazione di diving e subacquei, dovrà monitorare la biodiversità del Mar Rosso egiziano. Ideato dal Marine Science Group dell’Università di Bologna, è sostenuto da Snsi, Ssi, Underwater Life Project e Project Aware. La compilazione di un’apposita scheda svelerà la salute del mare. Il progetto per il monitoraggio della biodiversità del Mar Rosso, denominato Ste, ovvero Scuba Tourism for the Environment, prenderà il via il primo gennaio 2007. Una data solo apparentemente lontana, perché le cose da fare sono ancora tantissime.

Interventi di Stefano Stolfa alla presentazione | Come abbiamo già avuto modo di dire su SUB nei mesi scorsi, lo Ste è nato all’interno del Marine Science Group del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale dell’Università di Bologna, i cui membri hanno organizzato una serie di incontri con i vertici delle didattiche Snsi e Ssi, dell’associazione Underwater Life Project e della Fondazione Project Aware, che hanno aderito all’iniziativa in qualità di partner sostenitori e sono le uniche referenti per i diving che vorranno collaborare. Nella settimana dal primo all’8 luglio, a Sharm el Sheik si sono svolti quattro meeting dedicati agli operatori del settore del posto al fine di illustrare loro gli obiettivi da raggiungere e il metodo da usare per la raccolta dei dati. Il primo appuntamento, organizzato da Snsi e Underwater Life Project, si è svolto domenica 2 luglio presso il college Snsi Holiday Service, all’interno dell’Hilton Sharm Dreams. Nell’ampio patio antistante la reception del college, il presidente di Snsi, Fulvia Lami, e il presidente di Ulp, Umberto Pepoli, hanno accolto il presidente della Federazione Egiziana per l’Attività Subacquea e il Salvamento, dottor Mohammed Saleh, il quale, prendendo la parola, ha espresso i più vivi complimenti per l’iniziativa, garantendo il sostegno della federazione. Erano inoltre presenti i rappresentanti dei diving WernerLau, Ventadiving, Mister Diver, Scubadreamer, Diving & Discovery, Goredsea, Acquamarine, Divex e il responsabile della casa editrice Geodia, oltre allo staff di Holiday Service al completo.

Umberto Pepoli presente all'iniziativa | Ssi ha gestito il secondo appuntamento, che si è tenuto lunedì 3 luglio allo Sprindiving presso il villaggio Sprinclub Tower. Oltre ai rappresentanti di Project Aware Foundation, Luigi Trevisi (coordinator) e Thomas Sobotta (regional manager Padi Europe), di Snsi, Fulvia Lami (presidente), di Ssi, Stefano Stolfa (training manager), e di Underwater Life Project, Umberto Pepoli (presidente), i quali hanno presenziato a tutte e quattro le serate, erano presenti i diving Subex, Diving One, Sinai College, Ssi Egipt e Sprindiving. Stefano Stolfa, in rappresentanza di Ssi Italia, ha presentato la serata, culminata con un interessante dibattito. Gli ultimi due appuntamenti sono stati organizzati da Project Aware Foundation. Il primo si è svolto giovedì 6 luglio nella sala convegni del Mövenpick Hotel e il secondo venerdì 7 luglio allo Scubadreamer Diving College, presso il villaggio Dreams Beach Resort. Entrambe le serate sono state aperte da una introduzione di Luigi Trevisi, coordinator di Project Aware. A differenza delle due precedenti, queste ultime si sono svolte in lingua inglese visto che la stragrande maggioranza degli operatori era composta da inglesi, tedeschi ed egiziani. Nutrita la presenza, in entrambe le serate, degli istruttori e delle guide appartenenti ai diving Scubadreamer, Camel Dive Club, Diving World, Diving Discovery, Red Sea Diving College, Ocean College e Sinai Divers. Numerosi i suggerimenti e le richieste di ulteriori chiarimenti che i presenti hanno rivolto ai biologi nel corso del dibattito seguito alla presentazione. Alcuni hanno avanzato la richiesta di produrre un attestato di ringraziamento per i subacquei che parteciperanno al progetto, mentre il direttore tecnico di Sinai Divers, Tony Le Voguer, ha suggerito di inserire nel questionario una casella per segnalare se nel corso dell’immersione si sono viste persone che hanno toccato con le mani i coralli. Nel corso della settimana, il responsabile scientifico del progetto, dottor Stefano Goffredo, coadiuvato dal responsabile di analisi statistiche del Marine Science Group, dottoressa Patrizia Neri, ha avuto il compito di spiegare le finalità dell’iniziativa e il ruolo dei diving nella raccolta dei dati. Dopo aver illustrato la scheda di rilevamento destinata ai sub, Goffredo ha esposto le aspettative dell’università. «Gli obiettivi che ci siamo posti, - ha detto, - sono quelli di coinvolgere i turisti subacquei nella raccolta di dati sulla biodiversità marina nell’area di Sharm el Sheik, questo ci permetterà di ottenere informazioni sullo stato della biodiversità e di dare indicazioni sulla salute del reef nei punti d’immersione monitorati tramite un indice di qualità ambientale. Inoltre, - ha aggiunto, - le informazioni saranno utili per costituire una banca dati a favore delle istituzioni e delle organizzazioni preposte allo studio, alla gestione e alla conservazione delle risorse di quest’area del Mar Rosso». I centri d’immersione che decideranno di collaborare al progetto dovranno scegliere, fra quelli che abitualmente frequentano, dai cinque ai dieci siti, che diventeranno “stazioni di rilevamento”. Per ogni stazione, i diving dovranno compilare la “scheda zero”, cioè una scheda tecnica che comprenda la denominazione dell’immersione, le coordinate geografiche, la descrizione del percorso subacqueo, il profilo dell’immersione, una stima dei subacquei che frequentano quel punto nell’arco di un anno e almeno una foto esterna che permetta una visione del luogo prescelto. Se nell’arco dei quattro anni del monitoraggio non avverranno variazioni, come la costruzione di un albergo o qualsiasi altra modifica ambientale, non sarà necessario produrre nuove immagini, in caso contrario un’altra foto sarà utile. La scheda di rilevamento destinata ai subacquei sarà distribuita da Snsi, Ssi, Project Aware Foundation, Underwater Life Project e da Astoi, l’associazione dei tour operator italiani, e verrà pubblicata su Quark e Tuttoturismo, che forniranno anche gli aggiornamenti durante i quattro anni di ricerca. «Per far pervenire i questionari all’università, - ha ancora spiegato Goffredo, - abbiamo pensato a due possibilità: la prima consiste nella raccolta mensile presso i diving da parte di operatori messi a disposizione da Snsi e Ulp, che raccoglieranno i questionari e li spediranno a destinazione tramite co-mail a carico di Astoi; la seconda prevede la totale indipendenza dei diving, che potranno inviare i questionari direttamente all’università con un corriere, o approfittando del turnover del proprio personale. La partecipazione al progetto, - ha concluso Goffredo, - non solo offre ai clienti e al personale dei centri d’immersione la possibilità di conoscere l’ambiente del reef, ma aggiunge valore alle immersioni meno spettacolari, che si fanno quando le condizioni marine sono avverse e non si può andare più lontano. Inoltre, i diving che decideranno di partecipare avranno il loro logo e il nome inserito nel sito ufficiale del progetto (www.steproject.org), nelle newsletter che regolarmente l’università invia a oltre quattromila subacquei e nei siti web dei partner; come per le precedenti ricerche, Astoi metterà in palio viaggi premio per coloro che avranno raccolto il numero maggiore di schede».La scheda: un vademecum da consultare facilmente La scheda predisposta per la raccolta dei dati del Progetto Ste non è una semplice scheda, ma un utile promemoria da conservare e consultare nel momento del bisogno. Innanzitutto, il formato è il classico A4, quindi grande e ben leggibile; la copertina è composta da un’immagine verticale di una tartaruga intenta a cibarsi di alcionari cresciuti sul relitto di Jolanda Reef, uno dei punti d’immersione fra i più belli della zona. Sull’immagine sono disposti, nella parte alta, i loghi del Ministero del Turismo egiziano e 
Il poster dell'iniziativa: progetto Ste
| dell’Autorità Egiziana per il Turismo, quello del Ministero dell’Ambiente italiano e quello dell’Università di Bologna; al centro, sul lato sinistro, c’è il logo del Marine Science Group, mentre su quello destro si trovano quelli di Project Aware Foundation, Snsi, Ssi e Underwater Life Project. Sulla parte inferiore sinistra vi sono i nomi delle due riviste che sponsorizzano il progetto, Tuttoturismo e Quark, mentre al centro c’è quello di Astoi. Rispetto alla scheda del precedente progetto, Sub per l’Ambiente, c’è un’intera pagina, fronte e retro, dedicata non solo ai subacquei, ma a tutti coloro che si apprestano a trascorrere una vacanza in Mar Rosso, anche se le indicazioni che vi compaiono sarebbero da applicare sempre e ovunque. Si parla di educazione ambientale: nove vignette illustrano le azioni da evitare, come ad esempio dare da mangiare ai pesci, usare una pesata eccessiva, raccogliere conchiglie o altri souvenir, eccetera. Ma si invita il pubblico anche a informarsi preventivamente sulle usanze del paese che si visita, a evitare tour operators non allineati con determinati standard, a limitare al minimo indispensabile l’uso dell’acqua dolce e a non servirsi di imbarcazioni ed equipaggi che non osservino le regole di salvaguardia dell’ambiente. Le due facciate centrali sono interamente dedicate alle immagini degli organismi oggetto del monitoraggio: oltre sessanta specie diverse, dalle spugne alle madrepore, agli echinodermi, ai molluschi, ai crostacei, fino ai mammiferi marini. Una piccola parte, ma molto importante, è dedicata alle situazioni che non vorremmo mai vedere, ma che purtroppo esistono: coralli rotti, morti, insabbiati, sbiancati, insomma, tutto ciò per cui l’uomo gioca spesso un ruolo negativo. La raccolta di dati sulle situazioni di stress per il reef sarà utile per monitorare nel tempo eventuali segnali di ripresa e per studiare le opportune misure di tutela. La pagina successiva della scheda è il questionario scientifico. Dopo la parte iniziale, dedicata ai dati personali e all’immersione (punto, profondità, temperatura, ambiente, eccetera), troviamo i nomi, comune e scientifico, delle specie da identificare. Una serie di caselle permette di segnalare la presenza e l’abbondanza dei vari organismi; ad esempio: “La murena: quante ne hai viste? Una, tre, o piu di tre”. Analizzando tutte le segnalazioni, questo dato risulterà utile per stimare con una certa precisione la presenza e l’abbondanza in uno specifico luogo di questo o di quell’altro organismo. Nella parte posteriore, ci sono tutti i nomi dei tour operator associati ad Astoi. La parte da inviare all’università è chiaramente la sola pagina riguardante il questionario scientifico, che può essere anche fotocopiato, mentre tutte le altre sono da tenere e consultare. Testo e Foto di Gianni Neto
Il Mediterraneo sta bene La preziosa raccolta di dati per la ricerca ha già dato importanti risultati. Infatti, si è concluso Sub per l’Ambiente, il progetto del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale dell’Università di Bologna che dal 2002 ha coinvolto i subacquei volontari nella raccolta di informazioni sulla biodiversità, cioè sulla ricchezza di specie, del Mediterraneo. In questi quattro anni centinaia di sub hanno compilato un’apposita scheda di rilevamento, segnalando gli organismi osservati in immersione tra quelli indicati sulla scheda stessa e scelti dai ricercatori perché facilmente identificabili e rappresentativi dell’ambiente marino del Mediterraneo. I risultati ottenuti si possono così riassumere: 18.757 sono le schede registrate, per un numero di ore d’immersione pari a 13.539. Lo sforzo di rilevamento ottenuto rappresenta il 67 per cento in più rispetto alle attese. L’utilizzo dei volontari nel monitoraggio ha permesso di compiere un’elevata mole di lavoro di osservazione, in tempi relativamente brevi, coprendo vaste aree geografiche, a bassi costi per gli istituti di ricerca. Questo tipo di collaborazione ha evidenziato anche qualche limite: la maggioranza delle schede ha riguardato immersioni svolte in Italia e, in particolare, nel Mar Ligure e Tirreno Settentrionale (il 62,5%), con preferenza per i fondali rocciosi rispetto a quelli sabbiosi. I subacquei si immergono, infatti, dove i fondali sono più ricchi di vita e la presenza di centri d’immersione è capillare.

| Dall’analisi dei dati è risultato che la maggioranza delle stazioni di rilevamento, cioè dei punti d’immersione da cui sono provenute almeno dieci schede, ha presentato una qualità ambientale media. Per i mari Ligure e Tirreno settentrionale l’indice di qualità ambientale ha evidenziato una differenza tra nord e sud, secondo la quale le situazioni migliori sono state quelle più meridionali. Le coste della Liguria e della Toscana sino a Livorno hanno presentato in generale una condizione medio-bassa. Una eccezione in senso positivo si è riscontrata nel Parco Marino del promontorio di Portofino, dove alcune stazioni hanno presentato una condizione discreta. Le stazioni più meridionali del Tirreno settentrionale (tra Porto S. Stefano e Porto Ercole, l’area delle Formiche di Grosseto e le isole del Giglio e di Giannutri) hanno presentato in generale una condizione medio-discreta. Una eccezione in senso negativo è stata rilevata in una stazione localizzata nei pressi di Porto Ercole, che nel 2003 ha mostrato una qualità ambientale molto bassa. Nel Canale di Sicilia una situazione particolarmente positiva è risultata quella di Pantelleria, con una situazione generale medio discreta. Per ciò che riguarda la biodiversità osservata nelle singole stazioni, essa è apparsa in generale al disotto del valore atteso, mentre l’avvistamento dei rifiuti ha superato ampiamente il limite concesso. Ma quali organismi sono stati segnalati più spesso? Sul fondale roccioso possiamo citare la castagnola e la donzella, tra i pesci, la patata di mare, un’ascidia, e la petrosia, una spugna; il fondale sabbioso, invece, sembra essere l’ambiente preferito dai cavallucci marini. Sub per l’Ambiente è stato realizzato con il sostegno di Astoi, l’Associazione dei Tour Operator Italiani, Adisub, l’Associazione delle didattiche subacquee, e della rivista QuarkPatrizia Neri e Sara Malavolti Tratto dalla Rivista di Settembre 2006 (n.252)
Pubblicato il: 09 Novembre 2006 Letto 381 volte
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