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Croazia: alla scoperta di Korkula
Quando la natura dà spettacolo Pareti che scendono a picco fino a 50 metri, grandi grotte dove il sole entra creando spettacolari giochi di luce e poi madrepore, ceriantus, corallo, corvine, mostelle e gamberi di ogni tipo. Tutto questo in un’acqua limpida e cristallina. 
Immagine panoramica di Korkula con Vela Luka | Erano un paio d’anni che Raffaele, mio abituale compagno di tante immersioni, m’invitava a trascorrere una settimana in Croazia. Conoscendomi a fondo, insisteva perché andassi a vedere lo “spettacolo della natura” che si cela in quelle acque. Per la verità io in Croazia c’ero già stato più volte, l’ultima nell’ormai lontano 1990, pochi mesi prima dell’inizio dei tragici eventi bellici che hanno insanguinato quel Paese. Durante una crociera nell’arcipelago delle Incoronate avevo avuto modo di scoprire paesaggi straordinari, e non solo da un punto di vista subacqueo. Finalmente, dunque, riesco a concedermi qualche giorno da dedicare all’isola tanto decantata dal mio amico: Korkula. Situata a metà strada tra Spalato e Dubrovnik, Korkula è montuosa ed è completamente ricoperta da una fitta vegetazione di querce, ulivi selvatici, carrubi, lauri, oltre a numerose piante aromatiche e conifere che si spingono fino a pochi centimetri dall’acqua. La costa sul lato settentrionale è bassa e facilmente accessibile dal mare, mentre a sud è ripida e scoscesa, con rocce alte fino a 30 metri. Incantevoli insenature e piccoli isolotti completano il quadro di quest’isola dal clima particolarmente mite. Il capoluogo è l’omonima cittadina fondata dai Greci nel IV secolo a.C. Crocevia delle civiltà greca, romana, illirica, croata e veneziana, conserva monumenti, chiese e palazzi di varie epoche fra cui la casa che ha dato i natali a Marco Polo.
 | Nell’estremità occidentale dell’isola, al termine di un’ampia e profonda baia, sorge Vela Luka, meta del nostro viaggio. E’ la cittadina più grande dell’isola, con un’economia che si fonda principalmente sui prodotti della terra e sulla pesca. Naturalmente il turismo, specialmente negli ultimi anni, ha avuto una notevole espansione. C’è un solo diving, il Poseidon, gestito da Francesco, un ligure stabilitosi sull’isola oramai da molti anni. Il mare che bagna le isole croate, si distingue per l’eccezionale limpidezza e Korkula non fa eccezione: acque profonde e cristalline permettono di effettuare immersioni spettacolari, sia lungo le falesie, sia nelle numerosissime grotte che si aprono in questo tratto di costa. Come accennato in precedenza, la costa meridionale è alta e scoscesa ed è anche l’unica in cui ci si può immergere: la parte settentrionale, infatti, è zona militare rigorosamente vietata. Uscendo dalla lunga insenatura di Vela Luka e andando verso sud, troviamo un lungo tratto di costa praticamente disabitato dove la scogliera alterna tratti alti e ripidi ad altri digradanti dolcemente verso il mare. Unica costante è la fitta vegetazione di conifere che, dove la costa è più bassa, arriva a lambire l’acqua. La morfologia esterna non sempre prosegue sott’acqua. Come a Vranine, dove, a fronte di un litorale non particolarmente alto e piuttosto regolare, sott’acqua troviamo, a poche decine di metri dalla costa, una parete verticale che sprofonda da quindici fino ad oltre cinquanta metri. Per gli amanti degli invertebrati è un autentico paradiso: il substrato è completamente colonizzato da spugne multicolori a cui si mescolano madreporari di varie specie, briozoi, tunicati, idroidi, insomma, un ambiente con una eccezionale biodiversità. Dalle numerose crepe, poi, timide Corvine (Sciaena umbra) e Mostelle (Phycis phycis) si affacciano curiose. Se di giorno Vranine stupisce per i colori e la limpidezza dell’acqua, di notte è uno spettacolo per la “fioritura” dei polipi delle madrepore e per gli incontri ravvicinati con astici di dimensioni ragguardevoli. Proseguendo sempre verso sud, nei pressi dello scoglio di Cancir, ci sono due immersioni da non perdere. La prima, chiamata significativamente Emmenthal, si snoda lungo una parete piena di buchi e spaccature. Le spugne, organismi principi di questo mare, sono presenti con esemplari dalle forme curiose e multicolori e negli spacchi si trovano grossi gamberi meccanici 
Paramuricee, eunicelle, spugne di vario tipo: il fondale si accende di colori | (Stenopus spinosus), Apogon e saraghi. Tempo addietro, in queste acque era molto abbondante il corallo rosso (Corallium rubrum), poi, a causa della pesca professionale, è diventato abbastanza raro, ma qualche ramo si riesce ancora a vederlo. Anche qui il fondo è a circa cinquanta metri e sulla sabbia vi sono grossi esemplari di Pinna nobilis dalle valve semiaperte: se ci si avvicina con circospezione è possibile sorprendere “sull’uscio di casa” il candido gamberetto (Pontonia pinnophylax) che vive in simbiosi all’interno del mollusco. La seconda immersione nei pressi di Cancir è una splendida parete chiamata Bosco delle gorgonie. In un vasto pianoro di Posidonia, apparentemente uguale a tanti altri, a quindici metri di profondità, improvvisamente, si apre il baratro: una caduta di oltre quaranta metri che muore sulla sabbia a -55 metri. Numerose colonie di Gorgonie gialle (Eunicella cavolini) a cui si aggiungono, dai trenta metri in poi, grandi ventagli di Paramuricea clavata, offrono al subacqueo uno spettacolo entusiasmante. Sulle gorgonie si trovano con facilità le uova di gattuccio, mentre piccole aragoste fanno capolino dalle numerose fenditure. Non mancano le murene e i saraghi, le onnipresenti spugne, in particolare quelle a candelabro, anche di dimensioni inusuali. Conviene ogni tanto lanciare uno sguardo in acqua libera: ricciole in caccia o qualche aquila di mare non sono poi così rare a vedersi. Poche centinaia di metri più avanti, fra lo scoglio di Cancir e l’isolotto di Trstenik, la scogliera sommersa forma numerose grotte, alcune delle quali di grandi dimensioni. L’esplorazione non richiede una particolare preparazione, in quanto non vi sono cunicoli o zone in cui non sia sempre visibile almeno un’uscita. Blue Hole è un’enorme caverna che si apre su un fondale sabbioso, a quindici metri di profondità. L’ingresso, alto una decina di metri e largo altrettanto, consente l’accesso anche a gruppi di otto/dieci subacquei. Sulla volta, che si spinge fino a circa cinque metri dalla superficie, si aprono alcune uscite secondarie da cui, nelle ore centrali della giornata, i raggi di sole penetrano creando affascinanti giochi di luce. Il fondo sabbioso è l’ambiente ideale per i Cerianti (Cerianthus membranaceus) e verso il fondo della grotta, sul lato destro, se ne possono osservare una ventina di esemplari. Numerosi i crostacei che fanno capolino, come il granchio facchino (Dromia personata) e la cicala (Scyllarides arctus). Si può dedicare tutta l’immersione all’esplorazione approfondita della grotta, oppure, si può scendere lungo la parete verticale che inizia poco oltre l’ingresso, un muro che cade a più di cinquanta metri. Le profonde fenditure offrono rifugio a saraghi, murene, mostelle, molti sono anche i briozoi e i nudibranchi. Poco più avanti un’altra grotta merita una visita: è la Grande Grotta, così chiamata per le dimensioni veramente gigantesche. Si apre su un fondo di soli venticinque metri e l’enorme ingresso, completamente tappezzato di spugne policrome e alto circa tredici metri, permette alla luce di penetrare all’interno. Questo particolare fa sì che molti organismi sessili quali briozoi, tunicati, madrepore, idroidi possano vivere anche all’interno della grotta e una tale moltitudine di organismi conferisce alle pareti una colorazione insolita. Nella parte finale, dove la luce viene definitivamente a mancare, i gamberi rossi (Plesionika narval) formano sciami di centinaia di individui che danzano alla luce delle torce e non è raro l’incontro con qualche grosso grongo nascosto nelle spaccature delle pareti. Nei pressi dell’isolotto di Trstenik vi è un’altra grotta, anche questa di grandi dimensioni. Il fondo non supera i venti metri e l’enorme ingresso del Gran Canyon, così viene chiamata per via di alcuni passaggi fra le ripide pareti, permette di vedere già da fuori buona parte dell’interno, dove i raggi del sole penetrano da diverse fenditure, alcune delle quali arrivano direttamente in superficie. Archi di roccia e colonne formano uno scenario spettacolare, le spugne danno colore alle pareti e negli angoli più nascosti è facile vedere la Galatea (Galathea strigosa), un crostaceo non comune e molto sospettoso. Interessante è anche la visita di una camera più piccola, dove non arriva la luce esterna: nel buio qualche gambero e alcune corvine fuggono nel raggio della torcia, mentre sulle pareti passeggiano vermi sedentari dai candidi ciuffi branchiali.
Notizie Utili Documenti: Passaporto o carta d’identità in corso di validità per l’espatrio. Per i veicoli è necessaria la carta verde. Lingua: La lingua ufficiale è il croato ma in molte località turistiche si parla l’italiano, il tedesco, l’inglese e il francese. Moneta: L’unità monetaria è la kuna croata (indicativamente 1 Euro = 7,40 kune), che si suddivide in 100 lipe. Le operazioni di cambio si possono fare nelle banche, negli uffici postali, dai cambiavalute ufficiali etc. Le carte di credito (American Express, Diners Club, Eurocard/Mastercard, Visa, JBC), sono molto diffuse. |
Con chi andare Per immergersi a Vela Luka ci si può rivolgere al Posejdon Diving Center (Tel./fax: +385 (0) 20 813 508). Situato proprio sul mare, ha una banchina privata per l’imbarco, spogliatoio, risciacquo e ricovero attrezzature. Tutte le imbarcazioni sono equipaggiate con radiotelefono, cassetta di pronto soccorso e bombola di ossigeno. Il centro è assicurato Dan Europe.  
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Testo e Foto di Gianni Neto
Tratto dalla Rivista di Settembre 2006 (n.252)
Pubblicato il: 20 Novembre 2006 Letto 879 volte
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