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 Indice -> Mediterraneo -> Isole Ciclopi: alla scoperta dei fondali fra Aci Trezza e Acireale
 

Isole Ciclopi: alla scoperta dei fondali fra Aci Trezza e Acireale

Il mondo del PICCOLO nel mare dei GIGANTI

La zona è talmente ricca di vita che ancora adesso vi si scoprono specie nuove, come alcuni policheti che vivono sui fondi detritici. Dal 1989 è in funzione una riserva marina perfettamente organizzata e fruibile dai subacquei. Fra i tanti punti di immersione c'è anche un itinerario archeologico in cui si possono vedere ancore di varie epoche. Profondità comprese fra i 15 e i 40 metri.

Uno scorcio del piccolo arcipelago...

Uno scorcio del piccolo arcipelago

L'
orma dell'uomo è certamente molto forte sul tratto di costa compreso tra Acireale e Aci Trezza, che fronteggia le Isole Ciclopi, poco a nord di Catania. Ma anche quella della natura non scherza, caratterizzata com'è dal confronto tra l'acqua e il fuoco, il mare e la furia del vicino vulcano, l'Etna. Spettacoli grandiosi, pieni di suggestione. E non dimentichiamo che questi luoghi vennero resi ancora più famosi quando, nel 1881, Giovanni Verga vi ambientò il romanzo "I Malavoglia".
E sott'acqua? Bé, sott'acqua l'area costiera dell'arcipelago dei Ciclopi nasconde organismi di estremo interesse. Mi riferisco ad alcuni policheti dai nomi complicati, nuovi per la scienza, come Micronereis siciliensis, Perinereis rullieri, Ophiodromus longocirratus, Labrorostratus jonicus, presenti sui fondali detritici.
Cernia bruna
Poi è da segnalare una ricchissima comunità algale, costituita da ben trecento alghe, tra cui varie specie di cistoseire, vegetali dal tallo fortissimo che arrivano fino in superficie, diventando parte del paesaggio di confine tra la terra e il mare.
La grande ricchezza biologica ha fatto sì che l'arcipelago, composto dall'Isola Lachea, dal Faraglione Grande, dal Faraglione di Mezzo, dal Faraglione degli Uccelli e da tre piccoli scogli, venisse decretato, nel 1989, Riserva Marina, con le consuete tre zone a tutela differenziata, che ora hanno una estensione di oltre seicento ettari dato che proteggono un tratto di mare più ampio, che va da Capo Molini, a nord di Aci Trezza, sino a Punta Aguzza, a sud di Aci Castello, sino a una distanza da terra di circa un chilometro e mezzo e a una profondità di 100 metri. In immersione, ogni ambiente sommerso è rappresentato, dalle sabbie alle distese di posidonia, dalle franate di lava al coralligeno.
Oltre i 50 metri i fondali divengono argillosi. Sotto i 30 metri si vedono belle paramuricee assieme a grandi colonie di spugne, celenterati e quant'altro. E anche dal punto di vista archeologico c'è molto da vedere, tanto che nella zona sommersa di Capo Molini, sotto la guida del personale della riserva, è possibile seguire il suggestivo Percorso delle Ancore, dove ci sono ancore appartenenti a vari periodi storici.
Naturalmente di siti di immersione ce ne sono molti. Vediamone alcuni che ci sono sembrati di particolare interesse, partendo da Punta Aguzza, limite sud della riserva marina.

Le sorprese di Lachea

Chi potrebbe considerare endemici dell'Isola di Lachea, una esigua gettata di lava circondata dal blu del mare, una sottospecie di lucertola scura, chiamata lucertola di Aci Trezza (Podarcis sicula ciclopica), e un aracnide, l'Urozelotus mysticus? Eppure è proprio così. Questi due animaletti si trovano solo lì. A pensarci bene, però, la natura ci ha abituato a stranezze come queste anche in altre parti del Mediterraneo, e non solo. Basti pensare alle lucertole di Molarotto e del Toro, in Sardegna, o a quella dei Faraglioni di Capri: piccoli rettili, unici al mondo, relegati su pochi metri quadrati di pietre arse dal sole e battute dal mare e dal vento, che in seguito all'isolamento hanno sviluppato peculiari livree.

Siamo circa un chilometro a sud di Aci Trezza. Da una quindicina di metri sino a 40 c'è da esplorare un sistema di roccaforti e pinnacoli pieni di spaccature, rifugio di crostacei, pesce bianco e murene. Divertente è scendere con un grandangolo e fotografare alcune vecchie reti aggrappate alle rocce, da usare come quinte per documentare il tormentato paesaggio sommerso. L'acqua è quasi sempre molto limpida, ma spesso c'è corrente, per cui una tecnica utilizzata è proprio quella delle immersioni in corrente, sorvolando senza faticare ampi tratti di fondale mentre la barca appoggio segue le bolle in superficie.
Un altro punto buono nei pressi di Aci Castello ha un nome altisonante, Casa del Principe, perché è dislocato sotto l'antica dimora di un principe. Il cuore dell'immersione è costituito da una possente franata, dove in estate transitano branchi di grossi esemplari di mormore. Le salpe brucano la vegetazione, mentre qualche bella corvina offre il fianco bronzeo, seminascosta tra gli interstizi delle rocce.
Non è una immersione profonda, diciamo poco più di 30 metri, quindi si può stare tanto in acqua alla ricerca delle piccole e numerose forme di vita della zona, come, per esempio, splendidi e rari nudibranchi.
Poco a sud di Aci Trezza, eccoci a sorvolare il fondale dello Stagnitta, profondo dai 15 ai 18 metri, dove sono evidenti i segni di antiche eruzioni vulcaniche. Spettacolari massi lavici si alzano dal fondo alternati a radure di sabbia in cui si osservano molti esemplari di Pinna nobilis, il più grande bivalve del Mediterraneo, che in questo tratto supera facilmente i sessanta centimetri e, in alcuni casi, raggiunge addirittura gli ottanta. Le foglie di posidonia ondeggiano nella corrente, con le strutture di ancoraggio spesso insolitamente attecchite sul substrato duro.
Anche immergendosi nei fondali antistanti i Faraglioni, sia nei pressi di quello Piccolo sia, poco più a nord, di quello di Mezzo, si nuota tra splendide formazioni di basalto, in alcuni casi abbellite dall'arancio carico delle asteroidi. Sono immersioni effettuabili in totale sicurezza, su fondali che superano di poco i 20 metri. A mio avviso è molto avvincente effettuarvi anche delle notturne, quando i personaggi dell'oscurità fanno la loro comparsa al di fuori dei nascondigli in cui si celano di giorno.

Una fantastica Alicia Mirabilis...

Una fantastica Alicia mirabilis

Al Faraglione Piccolo abbiamo fotografato l'Alicia mirabilis, alias Bella di Notte, che, per l'appunto, come ormai tutti sanno, sfoggia soltanto al buio la sua diafana leggiadria, estendendo il tronco e la sua folta chioma di tentacoli. In estate, poi, sino all'inizio dell'autunno, gira attorno al Faraglione di Mezzo un branco di barracuda.
Tre formazioni di basalto, splendidamente addobbate di spugne, gialle eunicelle, spirografi aperti nella corrente, sono a circa centocinquanta metri da riva, di fronte alla spiaggia di Aci Trezza: sono i Panettoni, come li chiamano i locali. Tra le crepe della roccia si nascondono grosse murene e qualche aragosta, mentre sulla sabbia si intravedono i timidi pesci pettine, pronti a seppellirsi con un guizzo. In primavera abbiamo osservato alcune tanute e, tra i crostacei, enormi magnose. Interessante è il fatto di poter immergersi anche da terra.
Una immersione facile e divertente, stavolta effettuabile, però, solo con l'ausilio di un'imbarcazione, è quella della Pietra del Lido. Si tratta di un fondale misto di massi e sabbia che da 13 metri scende a un massimo di 20. Tra i cnidari possiamo osservare splendidi esemplari di cerianti, di spirografi e un'infinità di altri anellidi, molluschi e pesci di piccola e media taglia, come i labridi, i gobidi e le bavose. Questo è, come si intuisce, un altro itinerario assai godibile di notte.
Chiudiamo con una magnifica immersione, abbastanza impegnativa per la forte corrente e per la profondità, intorno ai 40 metri, e oltre. Siamo sotto il faro di Capo Molini, al limite nord della riserva marina. Il punto è a una trentina di metri dalla costa: sotto una cigliata ci attende una spianata basaltica orlata da una catasta di massi in ripido declivio, dove si rifugiano gronghi e murene, saraghi maggiori e mostelle. Nel blu transitano i pelagici, soprattutto nella tarda estate fino all'autunno. E sono sempre spettacoli di grande suggestione.

Carlo Ravenna

Le gole dell'Alcantara

Le gole dell'Alcantara...
Il versante nordest dell'Etna è delimitato da una vallata percorsa dal fiume Alcantara, che sorge a Floresta, ai piedi del Pizzo Inferno (1.250 metri) e dopo un percorso di circa quarantotto chilometri sfocia a sud di Capo Schisò e a nord di Acireale.
Dalla foce sino alle sorgenti, il fiume ha disegnato paesaggi straordinari, come quello delle gole, un'imponente e antichissima colata lavica che ha assunto forme uniche al mondo. La sensazione è di trovarsi tra le navate di un tempio gotico, con giochi di luce e ombre che piovono dall'alto. Il fiume scorre dentro le gole, un vero e proprio canyon dalle pareti ripidissime di lava, alte quaranta o cinquanta metri.
Per raggiungere le gole si parte da Giardini Naxos. L'area è dotata di bar, servizi, visite guidate ed è possibile noleggiare gli stivali indispensabili per risalire il greto del fiume, che si può raggiungere a piedi o in ascensore.

La collera di Polifemo

Secondo una leggenda, le Isole Ciclopi scaturirono dalla collera di Polifemo, figlio di Poseidone, raggirato e accecato da Ulisse e dai suoi compagni, contro i quali scagliò in mare enormi macigni. E anche il ricorrente nome "Aci" dei paesi costieri che le stanno vicino è lo stesso di un povero rivale in amore di Polifemo, che venne schiacciato dai massi perché colpevole di essere amato dalla ninfa Galatea, di cui il ciclope si era pazzamente invaghito.
Leggenda, mito e natura si intrecciano in questi luoghi, sui quali incombe il profilo dell'Etna, il vulcano attivo grande d'Europa, che va a giocare con le nuvole sino a oltre 3.320 metri. In alcuni tratti, la linea costiera è formata dalle colate laviche arrivate sino al mare. Come la Timpa, un baratro di roccia nero e impervio tra Aci Trezza e Acireale, che da centocinquanta metri di altezza si tuffa nelle acque blu dello Ionio ed è ravvivato dal verde della macchia mediterranea.
Proprio sotto questo gradone vertiginoso è incastonato il delizioso borgo marinaro di Santa Maria la Scala, mentre sopra troneggia l'abitato di Acireale.
Non tutto, però, è opera dell'attività dell'Etna, iniziata circa seicentomila anni fa. Altri tratti costieri, e lo stesso arcipelago dei Ciclopi, sono, infatti, il prodotto di eruzioni ancora più antiche, sgorgate sotto la superficie del mare e raffreddatesi in fretta. Si tratta di particolarissimi tipi di lava, come, per esempio, quelli della rupe di Acitrezza, la cui porzione meridionale è costituita dalle cosiddette lave a cuscini, "pillows", agglomerati di lava somiglianti a sfere schiacciate che si originano quando il magma fuoriesce molto lentamente, raffreddandosi poi in modo brusco.
Anche la presenza di argilla negli incavi dei cuscini comprova che l'effusione ha avuto luogo su fondali poco profondi, ricoperti da limo argilloso. A ulteriore conferma dell'origine sottomarina ci sono le tracce di particolari molluschi bivalvi trovate scavando tunnel nella roccia.

A chi rivolgersi

Le immersioni all'interno dell'Area Marina Protetta Isole Ciclopi, di competenza del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, sono regolamentate dal Consorzio Isole dei Ciclopi, costituito tra il Comune di Acicastello e il C.U.T.G.A.N.A. dell'Università di Catania, e affidate ai diving autorizzati. I centri possono accompagnare i sub in diversi luoghi compresi nelle zone B e C, mentre la zona A è di protezione integrale, dove non è possibile immergersi ed esercitare attività di pesca.
Non manca la possibilità di ammirare una straordinaria varietà di organimsmi marini presenti in questo tratto di mare a bordo di un battello a fondo trasparente o a Giarre così come seguire un itinerario archeologico subacqueo, che consente di ammirare otto ancore antiche. E in un borgo marinaro non possono mancare le battute di pesca a bordo degli scafi dei pescatori trezzoti. Per chi vuol scoprire le coste basaltiche della Riviera dei Ciclopi, invece, basta imbarcarsi sul vaporetto "Polifemo".
Per informazioni contattare il Centro Visite dell'A.M.P. Isole Ciclopi al numero 095-7117322, oppure consultare il sito www.isoleciclopi.it

La mappa dei punti di immersione delle Isole Ciclopi

Testo e Foto di Carlo Ravenna

Tratto dalla Rivista Rivista Sub: www.adventuresub.it di Luglio 2006 (n.250)

 
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