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 Indice -> Mediterraneo -> Sott'acqua di notte, nella Sardegna Nord Orientale
 

Sott'acqua di notte, nella Sardegna Nord Orientale

San giovanni al chiaro di luna

Appena fuori da una spiaggia di sabbia candida e soffice, lunga tre chilometri, si incontrano, a pochissimi metri di profondità, numerose oasi rocciose ricoperte di posidonia e ricchissime di vita minuta da fotografare o ammirare da vicino. Per gli appassionati di biologia marina è un paradiso, per gli altri un’ottima opportunità per realizzare immagini rare e d’effetto facendo poca fatica.

Corvina

C'
è una spiaggia, lungo la costa centro - settentrionale della Sardegna, in cui persino nel caotico mese di agosto si riesce ad avvertire una impagabile e sorprendente sensazione di solitudine. E’ una lingua di sabbia che ricorda i Caraibi, lunga tre chilometri, soffice e candida, stretta fra il mare e una serie di lagune e di acquitrini che chiudono tutte le vie di accesso da terra. Di giorno, soprattutto quando soffia il maestrale e la luce diventa più cruda, è bello passeggiare sulla riva, affondare con i piedi nella rena e assaporare le sfumature dell’acqua, il bianco, il turchese, il verde smeraldo. Ed è altrettanto bello soffermarsi di notte al limite della spiaggia, che ha il complicato nome di Fontana - Su Tiriarzu, e guardare verso l’entroterra, verso le acque immobili dello stagno, su cui si specchiano le mille luci colorate di un presepe aggrappato sulla collina retrostante: sono le luci di Posada, con le sue case medioevali e la torre, che domina tutto il litorale.
La spiaggia di Su Tiriarzu culmina, a Sud, nella bassa costa di San Giovanni, dove c’è il centro turistico omonimo, collegato alla parte settentrionale del paese di La Caletta, con il suo grande porto.

Un pesce catturato dall'idromedusa Olindias phosphorica

Un pesce catturato dall'idromedusa Olindias phosphorica

Il primo tratto, vicino alla darsena, è caratterizzato da piccole scogliere con una deliziosa chiesetta bianca e una torre spagnola, particolarmente importante perché è il punto di riferimento di un’interessante immersione notturna da terra.
La torre si può raggiungere con l’auto, dato che vi arriva una strada. Ho buone aspettative, perché nei giorni scorsi, nella stessa zona, mi sono immerso in un’area sabbiosa e, ispezionando minuziosamente le cime di alcune boe galleggianti, ho avuto modo di osservare alcune piccole forme di vita molto intriganti. Per esempio, il cavalluccio marino, Hippocampus hippocampus, tendenzialmente la più rara delle due specie mediterranee, aggrappato con la coda a un filamento e mimetizzato alla perfezione, grazie alla sua colorazione scura, vicino a un ammasso di uova di seppia; e poi l’incontro con svariati esemplari di pesce ago, pesci pettine e altri soggetti interessanti mi ha fatto capire che il posto è buono e particolarmente adatto alle immersioni notturne.
E’ il crepuscolo, e prima di iniziare la vestizione monto una macchina fotografica sul cavalletto per fissare sulla pellicola uno spettacolo davvero bello, che durerà ancora pochi minuti: il colore irripetibile del cielo estivo appena prima del buio, con la magia della luna stagliata dietro la torre, poco sopra la linea d’acqua.

Uno sparaglione

Stamattina ho effettuato una nuotata in apnea per farmi un’idea del fondale. Si tratta di veri e propri isolotti sommersi, definiti “mattes”, staccati gli uni dagli altri sulla distesa di sabbia chiara; ognuno di essi è colonizzato da folte chiome di Posidonia oceanica. Dall’alto ho visto che ci sono pozzi verticali, delimitati dal fogliame, in cui un subacqueo può scomparire interamente e tutta una serie di viottoli dall’andamento regolare che tagliano queste strutture. Quindi ho capito che durante l’immersione notturna mi converrà esplorare il perimetro delle mattes e questi solchi, perché è nell’intreccio delle radici che si scovano molti abitanti del posidonieto e delle sabbie.
Non occorre andare fondi: già 7 od 8 metri vanno bene senza allontanarsi troppo da terra, ma è ovvio che ciascuno può gestire a modo suo l’immersione. Per esempio, se si dispone di una imbarcazione, si può ormeggiarla più al largo per trovare una maggiore profondità.
La sensazione, però, è che, pur allontanandosi di qualche centinaio di metri dalla costa, le cose non cambino molto, a meno che non si vadano a cercare alcuni conglomerati rocciosi molto interessanti dal punto di vista morfologico e da quello biologico, ma più difficili da trovare pur essendo una caratteristica della zona.

Il paguro bernardo

Ma torniamo all’immersione da terra. L’entrata in acqua è piuttosto agevole e pinneggiando tra le roccette trovo un varco per spingermi più fuori e scendere quasi subito sul bassofondo. Tra le rocce e la sabbia, alla luce della lampada vedo saraghi fasciati e polpesse, che sono comunissimi, ben inteso, ma mi fanno capire che il fondale è davvero vivo come immaginavo.
Ed ecco la prima sorpresa: lo splendido mollusco Fasciolaria lignaria, col corpo color rosso fuoco fuori dalla conchiglia. Mi verrebbe di fare una raffica di scatti, ma ci vado cauto perché è solo l’inizio e perché, se la fortuna mi assiste, troverò sicuramente altri organismi interessanti da fotografare, come, per esempio, l’idromedusa olindia (Olindias phosphorica), piccola e meravigliosa trasparenza del mare. La scopro subito e non so ancora che di lì a poco ne vedrò altri esemplari, uno dei quali sorpreso durante l’incredibile cattura di un pesce, minuscolo per noi, ma enorme per questi efficientissimi predatori che fanno parte del gruppo degli cnidari. In ogni caso, secondo i sacri testi l’olindia è tipica delle aree costiere colonizzate dalle praterie e sembra essere più frequente in estate, fino all’inizio dell’autunno. Quindi, tutto corrisponde!

Un Hippocampus hippocampus (cavalluccio marino), mimetizzato sulle uova di seppia

Un Hippocampus hippocampus (cavalluccio marino), mimetizzato sulle uova di seppia

Inizia il campionario dei saraghi: oltre al fasciato, già menzionato, c’è il maggiore e lo sparaglione. Quest’ultimo è sempre molto bello da vedere di notte: ondeggiante e un po’ imbambolato a ridosso della posidonia, con sfumature giallastre su fondo grigio-argenteo. Meno comune è il sarago pizzuto. Poi c’è la solita quantità industriale di occhiate e triglie di scoglio.
L’ispezione notturna del posidonieto e delle sabbie costiere diventa una sfida con me stesso, una sfida che si ripete ogni volta, ma stasera più che mai a causa della molteplicità degli organismi che incontro. Fra i quali una murena completamente fuori dalla tana, un serpentone marrone-giallastro adagiato nella culla morbida delle foglie, e una spigola, che sparisce in un baleno, inghiottita dall’oscurità. Questo incontro per un attimo mi sorprende, ma in fin dei conti il porto di La Caletta è a un tiro di schioppo e gli ambienti portuali sono molto frequentati da questi predatori, così come gli stagni.
Pinneggio con calma e concentrazione. Mi piacerebbe imbattermi in un dentice addormentato nella posidonia, dato che di giorno è quasi impossibile riuscire a fotografarlo. Mi è capitato anche qui, diversi anni fa. Ma non stanotte. Peccato. In compenso, riesco a inquadrare nella mia reflex alcune corvine. A dire il vero, con un po’ di difficoltà: sono giovani e molto timide, tendono subito a girarsi di coda e a guadagnare, con movimenti lenti ma decisi, un riparo che le metta al sicuro. Controllo la bussola di continuo. Di notte, tutto sembra uguale. Non ci sono pendenze significative che aiutino a orientarsi e se non si ha la bussola si può andare nella direzione sbagliata senza accorgersene.

Mappa di Torre San Giovanni

Finisco l’immersione con un paio di crostacei interessanti: il gambero vinaio e il granchio testa di morto. Quest’ultima specie, sebbene abbastanza diffusa, non è molto conosciuta. Il suo appellativo scientifico è Ilia nucleus.
Esco dall’acqua soddisfatto e non vedo l’ora di rientrare con un altro rullino. Nella prima immersione ho passato molto tempo sulla sabbia, in questa seconda notturna mi concentrerò di più nell’esplorazione del posidonieto. Tra gli incontri più significativi ci saranno due bellissimi nudibranchi: Chromodoris luteorosea, violetto a pois gialli, e Dendrodoris limbata, con una colorazione maculata che ricorda le mimetiche militari.
Volendo riassumere, si tratta certamente di una immersione poco spettacolare, ma il luogo è senz’altro il paradiso dei fotografi naturalistici. L’acqua è di quella limpidezza straordinaria alla quale la Sardegna ci ha ormai abituati e la lunga notte nel mare non può che riservarci situazioni di caccia davvero bellissime.

Una pianta subacquea che fa miracoli

Su ogni testo di biologia che prenda in esame le vaste praterie costiere si legge che la Posidonia oceanica non è una semplice alga, dato che possiede una struttura differenziata in radici, fusto e foglie, e che ha un’importanza ecologica enorme, dovuta alla capacità di produrre elevate quantità di ossigeno e di opporre un effetto barriera all’energia del moto ondoso e delle correnti, rappresentando pertanto una protezione eccezionale per le coste dai fenomeni erosivi. E’ stato dimostrato che la scomparsa, o la rarefazione, delle praterie tende a favorire tali fenomeni. Inoltre, i complicati intrecci delle foglie e delle strutture di ancoraggio al terreno ospitano diversificate forme sessili vegetali e animali, che a loro volta contribuiscono a richiamare una quantità enorme di organismi di tutti i gruppi zoologici del regno animale, che predano, si nascondono e si riproducono.

Una murena nella posidonia

Il fatto di immergerci di regola nella fascia costiera potrebbe trarci in inganno e farci pensare che le praterie che vediamo sott’acqua in forma più o meno estesa coprano uno spazio maggiore di quello reale. Ma i numeri smentiscono questa impressione e fanno apparire la prateria di posidonia come una vera e propria oasi nel deserto. Pensate che in Mediterraneo questa utilissima pianta occupa appena lo 0,2 per cento dei fondali. E ciò è abbastanza comprensibile se teniamo presente che in condizioni di buona trasparenza delle acque il limite inferiore di diffusione di questa pianta è di circa 40 metri. Oltre non vive, se non in casi particolarissimi.
Significativi sono anche altri numeri. La produzione di ossigeno al giorno per metro quadrato di posidonieto è di quattordici litri e ogni metro quadrato può essere composto da centinaia di ciuffi fogliari formati ciascuno da cinque o sei foglie, che possono superare una lunghezza di un metro e quaranta centimetri. La superficie delle lamine fogliari appartenenti a un metro quadrato di fondale, assemblate le une vicine alle altre, può superare i quaranta metri quadrati. Di conseguenza, se pensiamo, ad esempio, che la superficie stimata della prateria che circonda Ischia è di circa sedici chilometri quadrati, possiamo facilmente capire quale sia l’importanza di un simile polmone verde per i fondali dell’isola. Tanto più che un ettaro di prateria accoglie una biomassa animale pari a circa quindici tonnellate, comprendenti circa trecentocinquanta animali, dai poriferi ai pesci, quindi tenendo fuori alghe e microorganismi. I pesci sono assai diversificati, ma oltre il sessanta per cento di essi è costituito da specie stanziali, con i labridi come gruppo dominante.


Testo e Foto di Carlo Ravenna

Tratto dalla Rivista Rivista Sub: www.adventuresub.it di Novembre 2006 (n.254)

 
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