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Viaggio alla scoperta degli isolotti minori delle Eolie
L'arcipelago sconosciuto La Canna, Basiluzzo, il Faraglione di Spinazzola, lo Scoglio di Petra Nave, le Formiche di Panarea e di Lipari, la Pietra del Bagno, lo Scoglio Quaglietto, Strombolicchio: rocce che sorgono da un mare di cristallo e che, in molti casi, rappresentano un universo naturale di rara bellezza, dove le pareti che sprofondano nel blu si alternano a franate ricche di vita e di colori. Luoghi speciali, da avvicinare con rispetto, dove qualsiasi incontro è possibile.  | Strombolicchio sembra un castello che si erge dal mare | Le Eolie furono tra le prime isole minori italiane a essere esplorate dal punto di vista naturalistico, tanto che, per certi versi, gli specialisti considerano ancora oggi insuperati i risultati delle ricerche condotte nel 1828 dal botanico Giovanni Gussone, il quale giunse su queste coste a bordo di una corvetta messagli a disposizione della Regia Marina Borbonica. Nel 1856, il medico condotto liparese Ferdinando Rodriguez elencò una serie di specie spontanee di interesse officinale, ed era già noto un ibrido orticolo dalle prodigiose proprietà curative, la Kleinia mandraliscae, anticamente coltivata a Lipari e oggi scomparsa. Nel tempo, crebbe l’elenco di specie rare ed entità endemiche, sia animali che vegetali. E il merito venne identificato nell’isolamento di queste piccole terre e nella loro integrità ambientale, che merita tutt’ora di essere preservata. Volendo, infatti, esasperare il concetto e renderlo attuale, non si possono ignorare alcuni altri ecosistemi eoliani, spesso di ridottissime dimensioni, in cui l’isolamento è veramente totale, al punto da apparire addirittura proibitivo. Mi riferisco ai tanti isolotti minori, come Basiluzzo, Strombolicchio, Bottaro, Lisca Bianca, eccetera, che sorgono dal mare vicino alle più importanti e decantate sorelle maggiori. Alcuni di essi costituiscono veri e propri laboratori naturali, in cui lo studio dei popolamenti animali e vegetali suscita un grande interesse soprattutto perché lì è possibile verificare molte ipotesi della biologia evolutiva ed effettuare indagini paleogeografiche aventi come oggetto il territorio insulare e i suoi eventuali rapporti con le terre circostanti.
 | Una esplosione di vita bentonica | Lisca Bianca, per esempio, ospita una particolare lucertola (Podarcis sicula), ritenuta una sottospecie peculiare dell’isolotto, tanto da essere chiamata liscabiancae, mentre nel vicino Bottaro c’è un’altra sottospecie, la trischittai. Sono lucertole più piccole di quelle presenti sulle isole maggiori, hanno colorazioni particolari, ma, soprattutto, viene da chiedersi come, perché e da quanto tempo si trovino su quei pochi metri quadrati di terra, in faccia al vento ed esposte agli spruzzi delle onde. E anche noi subacquei ci chiediamo quali sorprese possono riservarci questi scogli emersi, prodotti di antiche eruzioni vulcaniche e incredibilmente diversi uno dall’altro dal punto di vista morfologico. Basti pensare alla Canna, un affusolato faraglione di basalto che si eleva per settantuno metri nel mare di Filicudi. Per il nostro tour alla scoperta delle isole minori delle Eolie, partiamo da Basiluzzo, poi ci sposteremo alla volta di altri isolotti e scogli che naturalmente si rivelano interessanti per le immersioni. Mentre ci prepariamo, rimaniamo ammaliati dalle striature delle pareti rocciose, dovute alle colate di lava. Basiluzzo è il maggiore degli isolotti delle Eolie, con una superficie di trecento metri quadrati e un’altezza di centosessantacinque metri. Conserva vestigia di edifici romani, fra i quali, sul lato di Sud - Est, i resti murari di una vetusta struttura che si ritiene essere stata una darsena. Quindi, la selvaggia e silenziosa Basiluzzo fu abitata dai nostri predecessori, anche se probabilmente solo stagionalmente.
 | Un rigoglioso prato di posidonie | Decidiamo di ormeggiare nei pressi di un torrione roccioso collegato alla costa, che raggiungiamo navigando da Ovest a Est lungo il versante meridionale. Sott’acqua, puntiamo verso il mare aperto, dove, a 14 metri, ci attende uno scoglio isolato ricco di forme sessili. Ancora più interessante è una colonia di sargassi, alghe che per ergersi sfruttano vescicole sferiche (aerocisti) sostenute da pedicelli. Un’altra caratteristica davvero inusuale è l’emissione di gas di origine vulcanica: bolle che risalgono dal fondo verso la superficie. Più verso il largo, sui 40 metri, incontriamo un’estensione di sabbia dallo strano colore giallastro, da cui spuntano colonie di diafane ascidie. A parte queste curiose particolarità, alle quali è facile assuefarsi frequentando i fondali delle Eolie, l’area in esame alterna punti monotoni ad altri molto spettacolari, formati da massi isolati e da spaccature più o meno ampie. Sul lato Ovest di Basiluzzo lo spettacolo è abbellito dalla presenza del Faraglione di Spinazzola, da cui sporgono svariati esemplari di palma nana, unica specie di palma endemica europea. Sott’acqua, la caratteristica è, a mio avviso, la verticalità della stessa parete, intarsiata dai capricci dei fenomeni vulcanici. Qui è affascinante fare foto in luce naturale per documentare la maestosità delle rocce, magari con un sub in lontananza, sospeso nel blu, che dia un’idea delle colossali dimensioni dell’ambiente. Sul fondo, invece, troviamo cataste di massi ricchi di cernie e saraghi. All’estremità della punta e a circa 40 metri di profondità, poi, il fondale è movimentato da pinnacoli e canyon, con le ramificazioni delle eunicelle che si alzano dal fondo e magnifiche leptopsamnia che colorano di giallo le zone d’ombra. Continuando la visita di questo vero e proprio arcipelago di Lilliput, merita un tuffo, o meglio un paio di tuffi, la circumnavigazione dello Scoglio di Petra Nave, che morfologicamente fa parte della dirupata costa di Nord - Ovest di Panarea, come si intuisce misurando le basse profondità del canale di separazione. Bisogna, però, tener conto che a volte c’è corrente. Nell’acqua cristallina è splendido vedere in lontananza le piccole secche formate da enormi massi accatastati, regno di murene e cernie, fra le quali abbiamo incontrato svariate cernie dorate, note anche come dotti. Splendido, in particolare, è l’agglomerato di massi staccato dalla costa di alcune decine di metri, con il sommo a 11 e il fondo a poco meno di 35 metri. Un’altra immersione facile e divertente, sempre nella zona di Panarea, è alle Formiche, la porzione di una vasta secca che scende fino a una trentina di metri ed è ammantata dalla posidonia, con rocce stranamente foggiate che sfiorano la superficie e sono colorate del rosso della spugna Crambe crambe dove non batte il sole.
 | Il nudibranco Cuthona ocellata | Altre Formiche sono a Lipari, davanti a Punta del Perciato: un gruppo di scogli bassi sull’acqua, tranne uno, nettamente più alto. L’immersione ha molte analogie con quella di prima. Entro i 20 metri, tagli di luce, scorci mai uguali, un caos di massi che si accalcano e formano piccole cavità e grottini in cui è divertente infilarsi alla ricerca dei colori delle spugne incrostanti: celeste, rosso, verde. E poi stelle, briozoi, tunicati di tutte le forme. Gli appassionati di questo genere di cose possono fare il colpo grosso alla ricerca del nudibranco raro. Sempre a Lipari, spostiamoci adesso a metà dell’isola, lungo il versante Ovest. Ci attende uno dei tanti grandi panettoni emersi staccati dalla costa. Si chiama La Pietra del Bagno. Morfologicamente troviamo interessante una caduta lungo il lato Nord, che incontriamo pinneggiando verso Ovest. Si tratta di una parete abbastanza netta, che scende da una terrazzata resa panoramica dalla limpidezza sconcertante del mare. In fondo, sui 25 metri, ci attende uno splendido conglomerato di massi. Siamo nel regno delle cernie, tante e perfino grosse, ma ci sono anche murene e mostelle. Ricordo, poi, uno scorfano rosso gigantesco su uno scoglio: forse stava riposando, o forse era in caccia. Ed eccoci, ora, a Vulcano, dove ci attende un’altra isola dell’isola, un altro pezzo di arcipelago nell’arcipelago. E’ lo Scoglio Quaglietto. Arrivando con la barca, abbiamo avuto modo di goderci uno spettacolo bellissimo, offerto da una piscina naturale color smeraldo nella baia formata da Capo Testa Grossa e il Quaglietto. Peraltro, alla fine della cala si apre la spettacolare Grotta del Cavallo, visitabile sia con un natante, sia sott'acqua.
 | Lo Scoglio Quaglietto | La grotta è abbastanza ampia, ma poco profonda: ospita sul fondo, un sistema di massi che dà supporto a una moltitudine di forme sessili sciafile. All’imboccatura, invece, branchi di cefali e occhiate brillano alla luce del sole, o addirittura nella penombra. Comunque, il clou dell’immersione non è in questa grotta, ma in un’altra, completamente sommersa, del Quaglietto, dove si apre sul versante esterno, piuttosto spoglio e monocromatico. La cavità è abbastanza grande, bella e ospita la statua di una Madonna, deposta tempo fa dai membri di un circolo subacqueo. Il fondo di sabbia è a 25 metri, mentre la volta arriva a 17. Obbligatorio il grandangolo! E chiudiamo con l’itinerario sommerso a mio avviso più avvincente tra quelli descritti. La meta, stavolta, è Strombolicchio, satellite di Stromboli, da cui dista circa un chilometro e mezzo. Stromboli è l’isola del fuoco, del trekking e, anche, del mare profondo, come sanno bene i sub che la conoscono. Il lato Nord di Strombolicchio, magnifico torrione di lava con un faro in cima, offre un giardino coralligeno straordinario lungo una parete che precipita dritta sulla sabbia, a oltre 50 metri. A 20 metri la roccia è adorna di gorgonie rosse, spirografi, spugne colorate, con sciami fluttuanti di castagnole rosse. Ricordo una estate in cui vidi una enorme mostella infilata in una profonda spaccatura, diverse cernie e, sui 15 metri, un carosello di barracuda! Ai subacquei più esperti segnalo, per dovere di informazione (ma non è scritto da nessuna parte che ci si debba andare per forza), uno scoglio che si allunga ai piedi della parete: il cappello è a circa 40 metri e il fondo ben oltre i 60 metri, al confine con la sabbia. Soprattutto la porzione Nord è un trionfo di paramuricee, con i crinoidi agganciati a corpose ramificazioni che si alzano da rocce ricoperte da spugne incrostanti rosse e verdi. Un ambiente veramente suggestivo, dove ogni incontro è possibile e dove anche un metro quadrato di roccia può essere così fittamente popolato da renderne impossibile una adeguata descrizione.
Carlo Ravenna
Con chi andare Seguire il vento, è la prima regola da osservare navigando tra le acque dell’arcipelago eoliano e soprattutto non fare programmi. Prima di partire però potete organizzare una vacanza sub e rivolgervi presso i diving sparsi nelle isole. Tra questi segnaliamo: - Lipari Diving Center (tel. 339.6472272, www.seafolk.it), è situato a soli 100 metri dall’approdo degli aliscafi. All’interno della struttura potrete trovare: il rimessaggio attrezzature con le vasche per il risciacquo delle stesse e la possibilità di conservarle per tutta la durata della vacanza; una saletta didattica per i briefing e lo svolgimento dei corsi delle didattiche Nase, Padi, Cmas, Fipsas, Dan. Dispone di due gommoni veloci che consentono anche immersioni in tutte le altre isole dell’arcipelago. Il centro opera da giugno a settembre in maniera continua, aprile e ottobre su richiesta, e offre servizio di prenotazione per alloggi e trasferimenti.
- Il Diving Center La Gorgonia (tel./fax 0909812616, ww.lagorgoniadiving.it) si trova a Lipari, nella caratteristica piazzetta di Marina Corta, a 50 metri dal mare e dal centro storico. Per le immersioni giornaliere il diving si avvale di un veloce gommone da 7,40 metri ed è operativo da aprile a novembre.
- Il Diving Amphibia (tel 335.1245332, www.amphibia.it), situato sul porto di Panarea, è dotato di docce e spazio ospiti dove rilassarsi a termine dell’immersione. I punti di immersione sono facilmente raggiungibili utilizzando tre gommoni. Il centro è aperto da aprile a ottobre.
- La Sirenetta Diving Center (tel. 090986338, www.lasirenettadiving.it) si trova a Stromboli, a pochi passi dal mare. Dispone di vasche per il risciacquo delle attrezzature, banco ricarica nitrox e trimix. La scuola sub, organizza corsi con rilascio di brevetti Snsi, Ssi e Pta. Si organizzano settimane blu ed è aperto da aprile a settembre.
- Il Diving Center Saracen (tel./fax 090.9852189, www.divingcentersaracen.com) è situato a pochi metri del pontile di porto ponente, sull’isola di Vulcano, posizione che facilita tutte le operazioni d’imbarco e sbarco delle attrezzature. Il periodo di apertura è da aprile a ottobre.
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Testo e Foto di Carlo Ravenna Tratto dalla Rivista di Giugno 2006 (n.249)
Pubblicato il: 04 Agosto 2006 Letto 436 volte
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