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A CIRCA 60 ANNI DAL TRAGICO AFFONDAMENTO DELLA NAVE CHE COLLEGAVA VENTOTENE CON GAETA SONO STATI FINALMENTE TROVATI I RESTI DELLA CALDAIA, CHE RAPPRESENTAVA IL CUORE PULSANTE DEL VAPORE. PIU' DI CENTO FURONO LE VITTIME DEL NAUFRAGIO CHE, OGNI ANNO, VIENE COMMEMORATO CON UNA COMMOVENTE CERIMONIA. L'IMMERSIONE È PER SUB ESPERTI 
Disposizione e profondità del relitto e della caldaia | Quella dell'affondamento del traghetto Santa Lucia è una triste pagina di storia del secondo conflitto mondiale. La tragedia colpì, in particolare, Ponza, poiché molte vittime provenivano appunto da quest'isola. Il traghetto che affondò dopo essere stato bombardato nei pressi di Ventotene, a un miglio e quattrocento metri a nord ovest di Punta Eolo, su un fondo sabbioso di 46 metri, ne custodisce, ancora oggi, i resti.
LA STORIA Il Santa Lucia, classe 1912, era un traghetto a vapore di circa 450 tonnellate della Span (Società Partenopea Anonima di Navigazione), che assicurava, tre volte alla settimana, il collegamento tra le isole di Ponza e Ventotene e Gaeta.

La caldaia del Santa Lucia | Il "vapore", come era chiamato dagli abitanti delle isole Pontine, rappresentava l'unico mezzo di trasporto per raggiungere il continente. Al comando vi era il capitano Cosimo Simeone, detto Cosimino, che, con grande coraggio, tentò, inutilmente, di salvare i passeggeri e la nave dall'affondamento. Il mattino del 24 luglio 1943 il Santa Lucia stava caricando nel porto di Ponza. I passeggeri, più di cento fra uomini, donne e bambini, erano in attesa di informazioni tranquillizzanti da parte delle autorità portuali: il giorno precedente, infatti, la nave era sta attaccata da aerei alleati presso l'isola di Santo Stefano. Fortunatamente non c'erano stati danni, ma solo un grande spavento. Le informazioni tardavano e il comandante decise di salpare: breve scalo a Ventotene e poi rotta su Gaeta. Pur essendo una nave passeggeri, sulla prua del Santa Lucia era stato montato un cannoncino, che, in realtà, non sparò mai. Si diceva, inoltre, che potesse trasportare munizioni per il comando tedesco di stanza a Ventotene e che, quella stessa mattina, da Ischia partì una telefonata anonima per informare il comando alleato che, alle dieci, Benito Mussolini sarebbe transitato da Ventotene. Si trattò, chiaramente, di una informazione falsa ma fatale. Dopo quasi due ore di navigazione il vapore si trovava a circa un paio di miglia da Ventotene: già si distingueva chiaramente punta Eolo con alle spalle la sagoma di Santo Stefano. A un tratto, da Punta dell'Arco, a sud ovest dell'isola, comparvero quattro aerosiluranti inglesi che puntarono immediatamente verso il Santa Lucia e iniziarono ad aprire il fuoco. Il comandante Simeone ordinò ai passeggeri di ripararsi e cercò di indirizzare la nave verso il basso fondale di Parata Grande. Vennero lanciati due siluri, che il comandante riuscì con destrezza a evitare, procedendo a zig zag e aumentando al massimo la velocità. Ma la soddisfazione durò poco. Gli aerei, infatti, tornarono, mitragliarono il ponte di comando e, successivamente, colpirono la nave con un siluro al centro della murata di sinistra, proprio in prossimità della caldaia, che scoppiò e volò a grande distanza dal traghetto. Il Santa Lucia si spezzò in due tronconi e affondò velocemente, portando con sé un centinaio di persone.IL RELITTO DELLA NAVE 
La prua del traghetto Santa Lucia | Oggi, il Santa Lucia è diventato meta del pellegrinaggio di numerosi subacquei. Già a partire da dieci, quindici metri di profondità si scorge la sagoma della nave, riversa sul fondo con la chiglia che guarda la superficie. Scendendo ancora nel blu, lungo la cima dell'ancora, il relitto appare nella sua completezza offrendo uno spettacolo suggestivo ed emozionante. Lo scafo è spezzato in due; la poppa, situata a 46 metri, è appoggiata di lato con la battagliola completamente rivestita da organismi marini. Più in basso si trova l'elica che sporge con le sue grandi pale ancora ben conservate. Sulla coperta sono riconoscibili le bitte, gli argani, le catene e le varie attrezzature utilizzate per le manovre. Percorrendo la fiancata, in direzione della prua, si raggiunge la zona centrale: un ammasso di lamiere contorte sfondate dalla violenta deflagrazione del siluro. In questa area è possibile trovare molto pesce e grandi cernie che fanno capolino tra i rottami. Poco distante, si trova quello che resta del fumaiolo, ormai 
Il fumaiolo del traghetto Santa Lucia | quasi completamente schiacciato. Percorrendo la murata in direzione della prua, é possibile, attraverso gli oblò di fiancata, vedere l'interno dello scafo. La struttura è completamente crollata in seguito all'esplosione e le stive appaiono vuote, in quanto tutto il carico si è ammassato sul fondo. Le sovrastrutture, schiacciate tra il fondale e la coperta, sono praticamente inesplorabili. Proprio in questa zona vive un grande grongo che a volte, incuriosito, viene a vedere i subacquei. La prua, caratterizzata dall'imponente tagliamare tipico delle navi di inizio secolo, ha le due grosse ancore che fuoriescono dagli occhi di cubia.LA CALDAIA, CUORE DEL SANTA LUCIA Fra le lamiere contorte della nave manca però la caldaia, il suo cuore pulsante, che aveva il compito di trasformare l'energia termica in energia meccanica di 
La caldaia avvolta dalle reti | propulsione. Era costituita da un grande recipiente metallico pieno d'acqua posto sopra una sorgente di calore. Si trovava quindi il focolare, il camino, la pompa e i controlli di livello, valvole di sicurezza per evitare esplosioni dovuti alla eccessiva pressione e una serie di condutture per il passaggio dell'acqua e del vapore. Vi erano poi cilindri verticali nei quali si muovevano gli stantuffi o le turbine che, spinte dal vapore, azionavano le grandi eliche. Erano macchine straordinarie che permettevano di alimentare anche buona parte dei servizi di bordo, come il verricello per le gomene, la dinamo per la ricarica degli accumulatori dell'energia elettrica, il servo timone per il governo dello scafo e l'argano salpa ancore. Al momento dell'esplosione, dunque, la caldaia del Santa Lucia era stata divelta ed era affondata in un punto diverso da quello in cui si trova lo scafo. Ma dove? Nessuno conosceva le esatte coordinate ed è stato solo dopo una lunga ricerca che Valentina Lombardi e Dario Santomauro del Diving World Ventotene, hanno ritrovato, a circa mezzo miglio a nord est dal relitto, la grande caldaia, "il cuore" del Santa Lucia. Sono sceso con Dario sulla caldaia, che si presenta imponente in tutta la sua affascinante struttura, e non ho potuto fare a meno di pensare a quale deve essere stata la potenza della deflagrazione per riuscire a proiettarla così lontana. Alcune parti sono distrutte, ridotte in lamiere contorte, mentre il corpo centrale, forte e robusto, è ancora intatto. I sessant'anni trascorsi sul fondo le hanno dato una nuova vita, ricoprendo il metallo con spugne gialle e rosse, mentre banchi di anthias volteggiano indisturbati. Naturalmente, come spesso accade nei relitti, un po' ovunque si trovano cavi, lenze e brandelli di reti e bisogna fare attenzione per non rimanere impigliati. Dopo una ricognizione esterna è possibile entrare in alcune zone interne, dove si trova una grossa murena, mentre timide cerniotte sbucano qua e là tra le lamiere. Il fondale é sabbioso, ma, a circa trenta metri dal relitto, si incontrano piccole dorsali con belle pareti popolate da aragoste, musdee e grossi scorfani. Il Santa Lucia e la sua caldaia sono tra le più interessanti immersioni di Ventotene, in questo mare dove, suo malgrado, un piccolo vapore è entrato nella storia della seconda guerra mondiale.OGNI ANNO PER NON DIMENTICARE 
La poppa della nave appoggiata su un lato, alla profondità di 46 mt. | Ogni anno, il comitato Parenti dei dispersi del Traghetto Santa Lucia organizza una cerimonia di commemorazione sul luogo della tragedia. Particolarmente toccante è stata la celebrazione del sessantesimo anniversario (Luglio 2003), quando, nella zona, si sono radunate moltissime imbarcazioni tra le quali le motovedette della Capitaneria di Porto, dei Carabinieri, l'aliscafo e il traghetto di linea della Caremar nonché le imbarcazioni del diving di Ponza e del Diving World Ventotene e tante altre barche di pescatori e privati cittadini. Dopo la funzione religiosa in suffragio delle vittime, i Carabinieri hanno suonato il "silenzio", mentre i subacquei dei Carabinieri, con i sub di Ponza e del Diving World Ventotene si immergevano per depositare una corona d'alloro sul relitto. A conclusione, è stato inaugurato, a Ventotene, il monumento in suffragio delle vittime.
LA NAVE IN BREVE Nome: Santa Lucia; 
Il traghetto Santa Lucia |
Tipo: piroscafo; Nazionalità: Italiana; Comandante: Cosimo Simeone; Anno di costruzione: 1912; Compagnia di navigazione: SPAN (Società Partenopea Anonima di Navigazione); Stazza: 450 tonnellate; Carico: 102 passeggeri; Equipaggio: 18 uomini; Lunghezza: 50 metri; Larghezza: 9 metri; Causa di affondamento: colpito da un siluro; Data affondamento: 24 Luglio 1943; Vittime: 115 tra morti e dispersi; 5 furono recuperati ma non sopravvissero; Distanza dalla costa: 1,4 miglia; Profondità massima: 46 metri.
IL DIVING II Diving di Valentina Lombardi e Dario Santomauro, che ci ha accompagnato nelle immersioni, é stato il primo diving italiano. Nato nel 1978, è collocato all'interno delle suggestive grotte del vecchio porto romano, a pochi passi dall'ormeggio delle barche utilizzate per le uscite, e dispone di ampi locali per qualsiasi tipo di servizio: deposito delle attrezzature, armadietti di sicurezza, bagni con doccia calda, aula per le attività didattiche, sala compressore per ricarica di aria e nitrox. Il diving ha quattro imbarcazioni allestite appositamente per l'attività subacquea. In particolare, l'immersione sul Santa Lucia è tra le più belle e suggestive di Ventotene in quanto si riesce a coniugare il fascino dell'interesse storico all'osservazione delle tante forme animali e vegetali presenti in questo habitat. Trattandosi di un fondale di 46 metri dove si deve effettuare una discesa nel blu, l'immersione è impegnativa e indicata per persone esperte. Anche per la caldaia, che si trova a 47 metri, si tratta di un livello di difficoltà medio/alto.
Testi e foto di Enrico Fiorani Tratto dalla Rivista SUB di Dicembre 2005 (n.243)
Pubblicato il: 04 Febbraio 2006 Letto 1861 volte
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