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 Indice -> Relitti -> Un Caccia Americano trovato a Torre Astura
 

Un Caccia Americano trovato a Torre Astura

Protetto dalla Sabbia

Un Caccia Americano trovato a Torre Astura da tre subacquei romani

Tutti noi da bambini abbiamo sognato di vivere fantastiche emozioni esplorando mari sconosciuti e scoprendo tesori nascosti, antichi galeoni affondati con un carico di gioielli preziosi e monete d'oro. Per noi, con l'età adulta questo grandissimo desiderio di emozioni e di conoscenza dei mari si è trasformato in una immensa passione per la subacquea. Così, dopo un buon addestramento che ci è costato parecchi sacrifici, abbiamo cercato di utilizzare quasi tutto il nostro tempo libero per visitare relitti di tutti i tipi, sempre con la segreta speranza di una scoperta fantastica ed emozionante. Abbiamo girato mezzo mondo e un bel giorno, incredibilmente, abbiamo fatto una affascinante scoperta proprio sotto casa. Vicino a Roma, nel mare davanti a Nettuno, i fondali generalmente non danno molte soddisfazioni, ma la passione è tanta e così anche un semplice bagno per far divertire i bambini può diventare una occasione di esplorazione. In un fondale di pochi metri, nei pressi di Torre Astura, il mio amico Marco ha notato qualcosa di strano che lo ha incuriosito e, dopo qualche rapida sommozzata in apnea, ha dato l'allerta al gruppo. Il tempo di indossare la necessaria attrezzatura e con il cuore pieno di emozioni ci siamo immersi. Subito abbiamo avuto la conferma che ci fosse realmente qualcosa di strano, qualcosa che assomigliava  molto alla fusoliera di un aereo. Cominciava così la nostra grande avventura!

Fusoliera, abitacolo ed ala

Fusoliera, abitacolo del pilota ed ala.

E' ormai tardo pomeriggio e il tempo a disposizione è veramente poco. Il primo impulso è quello di rimanere a dormire sulla spiaggia per non abbandonare il nostro "Tesoro", ma prevale la ragione e torniamo, a malincuore, a casa. La mattina successiva siamo di nuovo sul posto. Abbiamo a disposizione una attrezzatura tecnica e fotografica di tutto rispetto, l'emozione è ai livelli massimi e siamo fermamente decisi ad andare sino in fondo, anche a costo di rubare tempo alla famiglia e al lavoro (le ferie sono ormai finite), perché se veramente lì sotto ci fosse stato qualcosa avremmo coronato il sogno della nostra vita.

L'ogiva con l'elica e il motore

Particolare dell'ogiva con l'elica e il motore.

E' occorsa quasi una settimana di lavoro per liberare un po' la "cosa" dalle concrezioni marine e finalmente l'adrenalina schizza a mille: la "cosa" c'è! E' lì, davanti a noi, completamente intatta e in perfetto stato di conservazione, è un aereo, un caccia dell'ultima guerra e sembra che stia ancora volando. Ha un ala leggermente insabbiata e l'altra verso l'alto. Sono in perfetto stato l'elica, il motore, la carlinga con il seggiolino del pilota, tre mitragliatrici. La coda è staccata, forse a causa dell'impatto con la superficie e lascia intravedere il serbatoio d'acciaio che, nonostante i sessant'anni di immersione luccica ancora come il giorno del suo ultimo sfortunato volo.
Le esplorazioni procedono a ritmo frenetico grazie alle favorevoli condizioni del mare e al fatto che il velivolo giace in un fondale poco profondo. In ogni immersione cerchiamo di raccogliere numerosi dati per poterlo identificare. Si tratta di un dodici cilindri monoposto, l'ala è lunga circa cinque metri ed è verniciata di giallo e bianco, l'elica e il motore sono ancora al loro posto. Il relitto è rimasto occultato per tutti questi anni perché giace in una conca riempita di sabbia che le ultime mareggiate hanno, in parte, scoperto, rendendo visibile quanto c'era nascosto . Soltanto la parte alta della carlinga presenta concentrazioni marine, il resto, protetto dalla sabbia, è in perfetto stato.

Motore, elica, ogiva ed ala

Motore, elica, ala e carlinga.

Abbiamo raccolto tutti gli elementi che abbiamo ritenuto utili all'identificazione dell'aereo e una notevole quantità di materiale fotografico, quindi abbiamo cominciato a documentarci. Si tratta certamente di un caccia americano, un Curtiss P40 Warhawk (Falco di guerra) usato per lo sbarco di Anzio nella Seconda Guerra Mondiale: era un caccio palesemente inferiore ai suoi rivali contemporanei, non eccelleva né per velocità né per armamento, ma fu comunque il primo velivolo a essere costruito in larga scala: 13738 esemplari in tutte le sue varianti dal 1937 al 1944. Probabilmente il motivo del suo successo fu l'estrema affidabilità e la velocità con cui le catene di montaggio erano in grado di fabbricarlo soprattutto nel periodo iniziale del conflitto. Tanto è vero che venne usato in tutti gli scenari di guerra dell'epoca, dall'Africa alla Cina, alle Hawai (chi non lo ricorda pilotato da Ben Affleck nel film "Pearl Harbor"?), allo sbarco di Anzio. La sua particolarità era la personalizzazione che ogni squadra era solita effettuare sui propri velivoli: le più famose sono la bocca di squalo o il teschio dipinti sulla fusoliera.

Abitacolo e seggiolino del pilota

Particolare dell'abitacolo e seggiolino del pilota.

Proprio in prossimità di Torre Astura, nella zona fra Anzio e Foce Verde, il 22 Gennaio 1944, agli ordini del generale americano John Lucas, iniziava l'"Operazione Shingle", passata poi alla storia come "Sbarco di Anzio". Il caccia che abbiamo trovato è orientato parallelamente alla spiaggia a una profondità di circa 6 metri e ha ancora una parte dei proiettili per mitragliatrice in dotazione e altri reperti. La visibilità è spesso insufficiente e abbiamo dovuto fare molte immersioni per poter disporre di foto accettabili.
Data la profondità esigua l'esplorazione è particolarmente semplice. Si possono osservare l'ogiva con l'elica completa, il motore e, dietro, nella carlinga, il seggiolino del pilota. La fusoliera è priva del troncone di coda, che lascia scoperto il serbatoio del carburante. Le ali sono la parte meglio conservata poiché sono sepolte dalla sabbia. Sono complete: hanno le mitragliatrici, le luci di via, i flap e si intravedono ancora i simboli della stella su fascia bianca tipici dell'aviazione americana. Dalle ricerche che abbiamo potuto svolgere, l'aereo dovrebbe essere caduto in mare il 31 gennaio del 1944 e pensiamo che in tempi relativamente brevi saremo anche in possesso del nome del pilota e della sua storia che ci auguriamo sia finita bene.
La gioia che abbiamo provato nel vivere questa avventura, che corona il sogno della nostra vita è indescrivibile ed è offuscata soltanto dalla preoccupazione di difendere il relitto dal saccheggio dei cacciatori di souvenir. Sarebbe fantastico riuscire a trovare qualcuno disposto a finanziare il recupero del velivolo, ma questa è un'altra belle favola della quale non conosciamo ancora la fine.

Testo di Marco Bebi, Marco Di Federico, Luca Pagliaccia
Foto di Marco Bebi - Illustrazione di Giovanni Paulli

Tratto dalla
Rivista SUB di Ottobre 2005 (n.241)

IL CURTISS P40 WARHAWK

Il Motore del Curtiss P40 Warhawk era un Allison v1710-33 12 cilindri capace di erogare 1040 cv. Le versioni P40F - P40G- P40L (il modello del ritrovamento) avevano una motorizzazione Packard - Merlin.
La velocità massima era di 552 Km/h, l'autonomia di 1207 Km con il serbatoio standard e di 1738 con i serbatoi supplementari.
Il peso a vuoto era di 2812 Kg, la massa complessiva di 4024 Kg.
Le dimensioni: lunghezza: 10,16 mt; altezza: 3,76 mt; apertura alare: 11,38 mt; superficie alare: 21,92 mq.
L'armamento: 6 mitragliatrici Browning da 12,7 mm; 2 bombe da 340 Kg ognuna.
Il costo del velivolo nel 1940 era di 45000 dollari; il costo del solo motore di 15000 dollari.

 
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