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Come si sono formati gli atolli delle Maldive
Le Lacrime di Dio Secondo una leggenda maldiviana sarebbero cadute dal cielo in un momento di profonda commozione del creatore nel constatare quanto bene fosse riuscito il mondo. Per il naturalista Charles Darwin, invece, si sarebbe trattato di costruzioni madreporiche costruite sulla sommità di vulcani spenti. Per le ultime ipotesi scientifiche sarebbero il risultato di intensi e ripetuti abbassamenti del livello del mare che avrebbero portato allo scoperto le scogliere, poi sommerse di nuovo e colonizzate dalle barriere coralline. Le prime incantevoli immagini delle Maldive le acquisiamo già dai finestrini dell’aereo in fase di atterraggio all’aeroporto di Malè. E’ un impatto annunciato e sperato, ma carico di un’emozione che si rinnova a ogni viaggio. E questo non solo perché si vivono sempre con sollievo gli ultimi momenti che danno fine alla noia provocata dalla lunga inattività, ma anche, e soprattutto, per le visioni che vengono offerte dall’alto, ove in un incredibile tavolozza ricca di infinite sfumature ci viene svelato all’improvviso il fascino dell’ambiente marino, non più piatto e omogeneo, ma pieno dei colori tipici dei bassi fondali, che sembrano proprio lì ad aspettarci tanto sono invitanti e accoglienti. Ciò che colpisce di più, fin dal primo esame, è la costante presenza di forme ad anello che sembrano caratterizzare le scogliere maldiviane e si ripetono continuamente, in tutte le scale: grandi cerchi di diversi chilometri di diametro si alternano e mescolano a piccole strutture di poche centinaia, o addirittura decine di metri, di diametro. Sott’acqua vedremo, poi, che talora anche singole madrepore possono mostrare la forma ad anello. Dall’alto si ha veramente l’impressione che sul mare siano cadute dal cielo gocce colorate per illuminare il buio delle grandi profondità. Torna, così, prepotentemente alla memoria l’antica leggenda maldiviana secondo la quale Dio, rimirando quanto aveva creato, si commosse fino a piangere per la bellezza delle sue opere. Alcune di queste lacrime, intrise di splendore, caddero nell’Oceano Indiano e diedero origine alle Maldive. Proprio la ricorrente struttura ad anello delle isole avrebbe originato, dal parlare locale, il termine “atollo” usato, con lievi sfumature, in tutte le lingue per indicare questa speciale morfologia. Di conseguenza, le Maldive sono indicate come il “paese degli atolli”. Ma qual è l’origine di questa strana struttura? Oppure: perchè le madrepore, crescendo, si dispongono in circolo? Cerchiamo di spiegarlo.

| Il grande naturalista Charles Darwin, più noto per la sua teoria sull’origine della specie, pubblicò, nell’ormai lontano 1842, un fondamentale lavoro sulla struttura e la distribuzione delle scogliere coralline. Partendo dalla fondamentale osservazione che i coralli non possono vivere nelle alte profondità, e quindi elevarsi dai fondali oceanici, ne dedusse che le scogliere in mare aperto devono aver avuto inizio su un substrato roccioso preesistente posto vicino al livello del mare. Nel caso specifico degli atolli, che sono caratterizzati da scogliere che racchiudono una laguna più o meno profonda, egli suppose che la costruzione biologica inizi come scogliera marginale collegata alla terraferma attorno a un edificio vulcanico, il quale, soggetto alla contrazione dovuta al raffreddamento progressivo della sua massa, tenderebbe ad abbassarsi continuamente. La crescita verso l’alto dei coralli sarebbe, tuttavia, in grado di compensare la subsidenza del vulcano. 
| La scogliera rimarrebbe così nella sua posizione iniziale, mentre, a causa dello sprofondamento, il vulcano diventerebbe un’isola sempre più piccola, lasciando spazio alla laguna, che di conseguenza aumenterebbe continuamente la sua ampiezza. La definitiva scomparsa dell’isola lascerebbe, infine, il solo anello dell’atollo. Lo schema trova un buon riscontro nel Pacifico, dove è possibile osservare bellissimi esempi delle diverse fasi evolutive degli atolli con annessa isola vulcanica. In Polinesia, per esempio, vulcani estinti si accompagnano a vulcani con spettacolare attività eruttiva e danno luogo a isole con paesaggi da sogno.

Formazione di un atollo secondo la teoria di Darwin | Ma dove sono i vulcani delle Maldive? Tutte le isole emerse sono, infatti, molto basse, essendo mediamente alte solo uno o due metri sul livello del mare, e non presentano mai rocce compatte (fatta eccezione per locali cementazioni dei depositi di spiaggia) che possano essere servite da substrato alla costruzione corallina. Vulcani nella zona ora occupata dalle Maldive sono, però, esistiti nel lontano passato. Adesso questi vulcani sono tutti spenti e coperti da più di duemila metri di depositi carbonatici. Come hanno effettivamente dimostrato perforazioni profonde eseguite nell’Oceano Indiano, le Maldive sorgono, infatti, alla sommità di una lunga dorsale costituita da una catena di vulcani spenti, su cui si elevano anche le Chagos e le Laccadive, interpretata come dovuta ad attività effusiva avvenuta su un tratto di fondale oceanico in movimento verso Nord.

Formazione di un atollo secondo la teoria più accreditata oggi | Le moderne teorie sulla dinamica della crosta terrestre suppongono che lo strato più superficiale del nostro pianeta sia suddiviso in tante “zolle”, o “placche”, in grado di muoversi l’una rispetto all’altra. Nel suo spostamento, una di queste zolle sarebbe passata su un punto relativamente fisso dal quale emergeva materiale fuso proveniente dagli strati più profondi (hot spot), trasportando progressivamente verso Nord i prodotti delle eruzioni che si riversavano su di essa. Si formò, così, la dorsale vulcanica, che però ha un’età di almeno trenta o quaranta milioni di anni. In quei tempi, molto probabilmente, attorno a qualche vulcano si formò un atollo, che la subsidenza fece sprofondare sotto il livello del mare, mentre grandi quantità di sedimenti si accumulavano e formavano piattaforme che cancellavano le morfologie precedenti. E’ quindi estremamente difficile che le forme circolari che noi osserviamo attualmente siano ereditate dagli antichi atolli. Occorre, quindi, cercare una spiegazione alternativa allo schema indicato da Darwin. Ci vengono in aiuto alcuni esperimenti eseguiti sulla corrosione. E’ stato osservato che esponendo un blocco di roccia carbonatica, come quella formata dalla crescita di una scogliera, a una pioggia una scogliera, a una pioggia resa acida dalla presenza di anidride carbonica, si determina una corrosione più o meno spinta, a seconda della quantità d’acqua interessata e del suo grado di acidità. Le forme che ne derivano sono costantemente a “scodella”, con depressioni centrali e bordi rialzati che sottolineano la maggior soluzione del materiale al centro e una maggior resistenza ai margini. Anche le scogliere coralline, se sottoposte all’azione delle piogge, debbono quindi subire processi di soluzione di questo tipo, a condizione che restino per un tempo sufficiente esposte in ambiente subaereo.

Stalattiti e stalagmiti sommerse sono la prova della variazione del livello del mare | Prove di fasi di emersione delle parti sommitali delle scogliere maldiviane sono frequenti, e ben documentate, da terrazze di abrasione marina osservabili a diverse quote e da grotte e forme carsiche diffuse. Fra queste spicca per importanza il “buco blu” scoperto da Massimo Sandrini nell’atollo di Ari (SUB n. 234) e oggetto di uno studio particolareggiato eseguito dal 2003 durante le crociere scientifiche organizzate dall’Albatros Top Boat. Questa cavità si allarga verso il fondo in una sorta di ampia campana, la cui base, posta tra 70 e 85 metri di profondità, sembra continuare in cunicoli inesplorati. Al suo interno sono presenti concrezioni calcaree diffuse, tra cui diverse stalattiti e stalagmiti che testimoniano, senza ombra di dubbio, non solo le fasi di soluzione che hanno portato alla perforazione della roccia corallina, ma anche lunghi periodi di concrezionamento che hanno accompagnato l’emersione della cavità. Assodato, quindi, che le scogliere, in un certo periodo della loro storia, sono emerse dal mare e hanno subito anche un’evoluzione subaerea, si può facilmente sostenere che le forme attuali, caratterizzate da frequenti depressioni più o meno circolari, siano in gran parte derivate da un precedente paesaggio carsico. La forma 
Stalattiti e stalagmiti sommerse sono la prova della variazione del livello del mare | ricorrente ricorda infatti prepotentemente la struttura a catino con i bordi rilevati. Le stesse pass che interrompono la continuità degli atolli, condizionandone gli scambi idrici, mostrano frequentemente profondità minori dell’interno delle lagune, a sottolineare la direzione verso l’interno dei flussi che le hanno inizialmente generate. Il paesaggio subacqueo ricorda, inoltre, altre forme proprie delle aree soggette a carsismo, con zone bucherellate e traforate, pinnacoli, resti di erosioni, antichi solchi di drenaggio delle acque, eccetera. Recenti dati emersi dalle perforazioni eseguite per i lavori di ampliamento dell’isola di Malè hanno dimostrato che i coralli di oggi costituiscono una sottile coltre vitale che si è instaurata su un substrato di coralli morti ed erosi, raggiungendo le quote attuali non prima di circa seimila anni fa. In conclusione, si può ipotizzare che durante le ultime fasi glaciali che hanno caratterizzato il clima della Terra, causando intensi e ripetuti abbassamenti del livello dei mari, anche le scogliere delle Maldive siano emerse per un buon tratto, permettendo la crescita dei coralli solo in zone ora troppo profonde. Di conseguenza, nei punti esposti agli agenti meteorici, e in particolare a ingenti piogge, le scogliere sono morte e hanno subito una degradazione e una corrosione diffuse che hanno conferito loro la morfologia accidentata e bucherellata che ora osserviamo. La crescita
Stalattiti e stalagmiti sommerse sono la prova della variazione del livello del mare | dei nuovi coralli, insediati sulle aree raggiunte nuovamente dal mare, essendo più rapida ed efficiente nelle zone ai margini, normalmente più esposte alla dinamica marina, e quindi all’apporto di nutrienti e al ricambio d’acqua, ha ancora di più esasperato la formazione e la elevazione degli orli delle depressioni, contribuendo non poco a definire le forme ad anello che ora osserviamo. E questa, in definitiva, è la ricostruzione che proponiamo. Anche da questa rapida trattazione sull’origine di uno dei più spettacolari paesaggi del nostro pianeta emerge con chiarezza la complessità degli eventi che si susseguono nel tempo a modellare l’ambiente, che va sempre considerato nel suo divenire. In natura nulla è statico e immutevole, ma è, piuttosto, in un equilibrio dinamico e spesso precario. Ricordiamolo sempre, soprattutto quando pensiamo agli effetti sul clima e quando cerchiamo di modificare l’andamento dei processi naturali.
Testo di Paolo Colantoni (geologo marino, docente all’Università di Urbino) Tratto dalla Rivista di Novembre 2006 (n.254)
Le crociere dell'Albatros Top Boat Il professor Paolo Colantoni, geologo marino docente all’Università di Urbino, è uno dei cardini portanti delle crociere scientifiche alle Maldive di Albatros Top Boat. Ma le crociere scientifiche sono solo una delle opportunità di Albatros Top Boat, che propone barche di categoria superiore e lusso con un servizio di bordo sempre più curato per soddisfare le esigenze di una clientela di altissimo livello. Spaziose camere con bagno e aria condizionata, ampi ponti per il sole e il relax, eleganti ristoranti e il centro benessere rendono le barche adatte non solo ai subacquei, ma anche a coloro che vogliono vivere le Maldive con la testa fuori dall’acqua! Uno dei più grandi vantaggi è sicuramente quello di poter disporre di un dhoni d’appoggio, ideale per la gestione delle immersioni, e di un tender, utilizzato anche per la pesca, lo snorkelling, per sbarcare su bellissime isole deserte, o di pescatori. Con le crociere personalizzate si possono scegliere i luoghi più incontaminati e i punti di immersioni più spettacolari, come le pass, solitamente caratterizzate da forti correnti, per ammirare notevoli sciami di pesci e grossi pelagici, oppure le “secche”, che salgono dal fondo degli atolli e arrivano fino a pochi metri dalla superficie, dove esplodono i colori. Divemaster e istruttori qualificati accompagnano i sub in tutta sicurezza nelle immersioni più belle e offrono una ottima assistenza anche in tutte le altre attività sportive che vengono solitamente organizzate a bordo. Una vacanza fatta in questo modo permette di sfruttare appieno l’alternanza delle stagioni. In estate e in autunno, ad esempio, gli itinerari delle crociere sono volti alla ricerca dei grandi squali balena e delle mante, mentre nel periodo invernale è preferito il versante orientale dell’arcipelago, in quanto le correnti oceaniche innescate dal monsone di Nord Est lasciano in questa parte delle Maldive acque limpide e ricche di pesce di passo. Il “fiore all’occhiello” di Albatros Top Boat sono, comunque, le crociere personalizzate con itinerari appositamente selezionati per la clientela più esigente. Crociere di una o due settimane permettono di visitare tutti gli atolli maldiviani, effettuando, in alcuni casi, una tratta in idrovolante o con voli interni. Vediamo le opportunità più interessanti:Crociera per Subacquei; Crociera Scientifica (aprile); Crociera Culturale, con soggiorno a Villa Stella; Crociere per Pescatori; Crociera per Surfisti (da onda e vela e kite); Crociera Relax, per snorkellisti e amanti del mare; Crociera Lusso & Benessere, con trattamenti ayurvedici.
Le barche usate da Albatros Top Boat sono il Conte Max, il Dhoni Stella, la Maavahi, il Four Seasons Exlorer, l’Happy Days, il Sultan of Blues e la Carina. Per ulteriori informazioni, Albatros Top Boat Srl, tel. 0323505220, fax 0323507 835, cell. 3356773164, www.albatros.com, albatrostopboat@tin.it
Pubblicato il: 05 Luglio 2007 Letto 1957 volte
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